Chi sono i terroristi suicidi? | Doppiozero canadese bomba dell'oca

Chi sono i terroristi suicidi?

Marco Belpoliti

Qualcuno ricorda il nome di Ahmad Al Mohammad, il suo viso, appena incorniciato da una barba rada, il bel volto di ragazzo? E Bifal Hadf, vent’anni, cappelli ricci e radi peli sul mento, chi è? E Mohammed Al Mahmoud, faccia triste nella foto, ma così giovane anche lui? E ancora: chi sa qualcosa di Ibrahim Abdeslam trentenne francese, barbetta e occhi scuri? O di Salah Abdeslam, volto tondo, sguardo ambiguo, di anni 26? E infine chi conosce Abdelhamid Abaaoud, il più sbarazzino di tutti, sorridente, cappello di cotone in testa, quasi un rapper? Se non li ricordate: i primi tre sono quelli che si sono fatti esplodere vicino allo stadio; degli altri tre: uno si è fatto esplodere a Boulevard Voltaire, uno è scappato ed è stato preso, il terzo è stato ucciso in un blitz a St Denis. I loro nomi sono legati all’assalto al Bataclan, alla strage nei ristoranti, allo stadio di Parigi. In poco tempo anche i nomi degli uomini che spingevano il carrello all’aeroporto di Bruxelles, quelli con il guanto, sono stati identificati.

Perché l’hanno fatto, perché lo fanno, perché lo faranno ancora? Secondo gli studiosi del fenomeno del terrorismo suicida – di questo si tratta – non esisterebbe una teoria in grado di spiegare in maniera esaustiva le cause di queste campagne. A leggere i libri dedicati all’argomento, ad esempio quello di Francesco Marone, La politica del terrorismo suicida (Rubettino 2013), non c’è neppure unanimità nel definire il terrorismo in generale. Si adotta una definizione di parecchio tempo fa di Raymond Aron: “è detta terroristica un’azione violenta i cui effetti psicologici sono sproporzionati rispetto ai risultati puramente fisici”. Il terrorismo suicida si differenzia per il fatto che associa la volontà di morire alla volontà di uccidere nel medesimo atto. Diego Gambetta, uno dei maggiori studiosi del fenomeno (il libro da lui curato è Making Sense of Suicide Missions, Oxford University Press, 2006), ricorda che se in una missione suicida gli attentatori sopravvivono, la si può considerare fallita. Quasi un paradosso: la morte delle vittime è un fatto contingente che può verificarsi, oppure no. È stato calcolato che un terzo degli attacchi suicidi di palestinesi non ha raggiunto lo scopo di uccidere altre persone, nonostante la morte dell’attentatore. Chi compie queste azioni sa perfettamente che la sua morte è la chiave di volta del successo dell’attentato: tutto dipende dalla sua morte. Perché lo fa?  

In un testo del 1954, L’uomo in rivolta, Albert Camus ha fornito la chiave di volta per capire la ragione del suicidio: è il suicidio stesso la strada che permette all’attentatore di superare gli interdetti che proibiscono di uccidere uomini e donne innocenti. Il morire giustifica l’uccidere. In un dramma russo il protagonista, un attentatore suicida, dice a se stesso: “Se non morirò, allora sarò un assassino”. Stephen Holmes, citato da Marone nel suo studio, sostiene che la prontezza del suicidio è proporzionale al senso di purezza che questo atto produce: “La verità della causa è fissata dalla volontà dell’individuo di sacrificare tutto per essa”. Gli attacchi suicidi dal punto di vista psicologico si giustificano da sé. Con un paradosso molto convincente Camus scrive che la volontà di morire degli uccisori dimostrerebbe da sola la credenza nella giustezza della propria causa. Come il Barone di Münchhausen, il suicida si tira su da solo: si giustifica ampiamente in una sorta di circolo argomentativo che non ha bisogno di nessun’altra convinzione se non la propria; in altre parole, si alimenta di se stesso. Il sacrificio di sé è una ragione bastevole per giustificare l’atto di suicidarsi e al tempo stesso è, dal punto di vista psicologico, una giustificazione convincente, autoconvincente. La conclusione cui arriva lo scrittore francese è che il terrorismo suicida è psicologicamente più agevole del terrorismo mordi e fuggi. Solo chi è dentro questa visione paranoide può capire come funzioni perfettamente. La purezza ne è il primo tassello. Morire suicidi è la conferma della propria purezza. Contro queste motivazioni non c’è sistema logico che possa far breccia nella mente del suicida. Quasi nessuno oggi si ricorda che una delle cause della sconfitta americana nel Vietnam sono stati gli attacchi suicidi dei Viet Cong, a partire dal novembre del 1967, attentati che non ottennero effetti devastanti dal punto di vista materiale, ma che invece agirono sia simbolicamente sia psicologicamente sui comandi e sul governo americano convincendoli a ritirarsi dal Vietnam. I giovani che si facevano esplodere non erano militari del Nord, o guerriglieri, ma giovani arruolati solo per questo scopo. Un esempio di questa politica sono state le “ondate umane” iraniane nella guerra contro l’Iraq di Saddam Hussein durata dal 1980 al 1988; erano composte di migliaia di ragazzini che portavano al collo una piccola chiave con cui era stato detto loro dai predicatori religiosi avrebbero aperto le porte del Paradiso (ne parlo ampiamente nel mio libro L’età dell’estremismo, Guanda). Furono proprio questi ragazzini, che si lanciavano a migliaia contro le linee avversarie sotto il fuoco delle mitragliatrici, ad aprire la stagione della violenza suicida in medio Oriente: gli Hezbollah in Libano con le auto bomba, la Jihad islamica, Osama Bin Laden e l’attentato del 2001 a New York alle Twin Towers, sino ad arrivare ai questi giorni e al Califfato dell’Isis.

Ma torniamo ai ragazzi attentatori, ai sei giovanotti del Bataclan e a questi due che spingono il carrello nel fermo immagine della telecamera all’aeroporto di Bruxelles. Perché lo fanno? Gran parte degli studiosi, ricorda Marone, sostiene che non è possibile identificare un unico profilo psicologico degli attentatori suicidi. La maggior parte di loro non soffrirebbe di alcuna malattia mentale grave; sono per la maggior parte persone normali (Martha Crenshaw). Del resto, i loro reclutatori sono ben attenti a non selezionare persone “anormali”, sia per il loro aspetto, sia per il profilo psicologico, dal momento che darebbero troppo nell’occhio, e poi non sarebbero completamente affidabili per il compito assegnato. Secondo un altro studioso, Adam Lankford, i reclutatori cercherebbero invece di coinvolgere individui instabili psicologicamente più influenzabili. Una ricerca effettuata da una équipe di psicologi, diretta da A. Merari, sui candidati al “martirio” della Seconda Intifada (aspiranti suicidi che hanno fallito, che sono stati arrestati prima dell’attacco, altri che erano già stati reclutati in vista di un attentato) ha concluso che molti avevano dei disturbi mentali: personalità dipendenti, che soffrivano di senso di inadeguatezza e che avevano bisogno di conforto, con aspetti esplosivi del carattere ed emotivamente instabili, o anche con aspetti depressivi e sindromi post-traumatiche da stress.  

Alla fine quello che affermano i ricercatori è che si tratta di personalità fortemente influenzabili, specialmente da parte di persone autorevoli. Il romanziere americano John Updike ha raccontato la storia di un giovane di origine egiziana che vive in America e diventa aspirante suicida in Terrorista (Guanda), delineando una personalità simile fortemente condizionata da un predicatore islamico. La maggior parte di questi ragazzi – e in questo includo quei giovani islamici che hanno sparato sui loro coetanei nella sala di Parigi – sono figure gregarie, dei marginali, seguaci, non certo dei leader. L’uomo con il cappello in testa che accompagnava i due giovani con il carrello e il guanto nero, e che ora tutte le polizie ricercano, era con ogni probabilità il loro “comandante”: non si è suicidato. La maggior parte degli attentatori suicidi sono giovani. La loro età si aggira tra i 18 e i 30 anni. Walter Alquerque nel suo classico L’età del terrorismo (Rizzoli 1987) ritiene che il dato anagrafico sia l’unica cosa comune tra loro. La maggior parte non è sposata e non ha figli (il 90% degli attentatori suicidi palestinesi è single); la maggior parte appartiene al genere maschile. Spesso non provengono da classi proletarie, o sottoproletarie, ma a famiglie di buon un livello socioeconomico e posseggono un grado d’istruzione superiore alla media della popolazione da cui fanno parte (Marone). Se la mancanza d’istruzione e la povertà fossero cause, meglio concause, del terrorismo, il mondo sarebbe pieno di terroristi, ha scritto un economista. Ha in parte ragione. Basta pensare alla figura di Osama Bin Laden, uno dei capi del terrorismo suicida, che proviene da una delle famiglie più ricche dell’Arabia Saudita.  Atta, il capo del commando che si è schiantato contro le Torri Gemelle e il Pentagono, era un architetto, e aveva lavorato in uno studio d’ingegneria in Germania, dove si era perfezionato.

Diego Gambetta e Steffen Hertog hanno esaminato in un loro studio 404 membri di “gruppi islamici violenti”, compresi attentatori suicidi, quasi tutti provenienti da paesi a maggioranza islamica, hanno rilevato che gli ingegneri sono in numero prevalente; un dato curioso che vale la pena di segnalare per capire il profilo dei “martiri”. I due studiosi hanno proposto due ipotesi per spiegarlo. Secondo la prima, la professione d’ingegnere espone nei paesi mediorientali a una serie di frustrazioni professionali ed economiche molto alte, dal momento che questo tipo di studi sono prestigiosi e impegnativi, e le aspettative di chi li intraprende alte; le frustrazioni subite produrrebbero perciò aggressività, risentimento, rancore, e faciliterebbero l’adesione ai gruppi terroristici. La seconda spiegazione mette in collegamento la “mentalità” acquisita nei corsi di studi in ingegneria inclinerebbe “alla chiusura cognitiva” ed è “più rigida tanto da favorire l’accettazione delle ideologie violente”. Inoltre c’è anche l’ossessione per la tecnica, stimolata da impulsi di sapore nichilista, che si ritrova in alcuni gruppi terroristici di matrice salafita-jihadista, simile, secondo Francesco Marone, al “culto” per la dinamite degli anarchici ottocenteschi. 

Michael Ignatieff in Il male minore (Vita e Pensiero) parla di “sindrome di Erostrato”, dal nome del giovane greco che diede fuoco al tempio di Artemide a Efeso riducendolo in cenere per perpetuare il suo nome. Lo studioso e politico canadese tocca un punto sostanziale: la promessa seducente che il terrorismo e la violenza contengono, ovvero “trasformare una nullità umana in un angelo vendicatore”. Con ogni probabilità questa è una delle motivazioni più profonde del “martire” suicida: la fama postuma. Si tratta di un’affermazione estrema di sé, un atto che racchiude un potenziale narcisistico incommensurabile. Gustavo Pietropolli Charmet, che si è occupato a fondo di adolescenti aspiranti suicidi, ha messo in rilievo come in questo atto contro se stessi vi sia in effetti una componente molto forte di narcisismo; quasi un controsenso, mentre il ragazzo che tenta di suicidarsi, o vi riesce, compie un atto contro i propri cari, gli amici, l’ambiente sociale: Ecco cosa vi faccio! Una prova di amore di sé che sfocia in un gesto supremo.   Molte ricerche anche giornalistiche hanno mostrato come vi sia anche una ricompensa in termini di prestigio sociale, e anche economico, delle famiglie dei “martiri”, con tutti i riti del caso, dalla pubblicazione delle foto, onoranze, risarcimento economico e simbolico da parte della comunità di appartenenza o delle organizzazioni che hanno promosso l’atto suicida, cui corrisponde, nei territori occupati, l’azione dell’esercito israeliano che distrugge la casa dell’attentatore con Caterpillar, misura opposta e contraria.Nella propaganda del “martirio” tutte le organizzazioni terroristiche islamiche tendono a porre in secondo piano le argomentazioni e le disquisizioni di ordine ideologico e teologico, scrive Marone, per lasciare lo spazio allo storytelling, a narrazioni concrete che possono produrre un forte impatto emotivo.

In un’indagine dei filmati e delle biografie dei “martiri” degli jihadisti presenti in Iraq, un ricercatore, H. H. Hafez, ha rilevato che tre sono i temi principali per la costruzione delle storie: l’umiliazione e la sofferenza subite dai mussulmani per colpa della “alleanza crociata-sionista”; l’impotenza dei governi islamici complici delle potenze occidentali; la vittoria inevitabile dell’Islam “grazie al potere redentore della fede e del sacrificio attraverso il martirio”. Uno dei documenti più efficaci di questo storytelling sono state i testamenti dei “martiri”, videoregistrati e diffusi dopo l’attacco terroristico in cui hanno perso la vita. In questo modo si autorizza il suicidio dei prossimi “martiri”, e lo si trasforma in una forma socialmente condivisa, si crea un alone di “santità” intorno a chi si è sacrificato per la propria fede religiosa, anche se questa è stata evidentemente strumentalizzata; si giustifica l’esercizio della violenza, che di per sé può sempre provocare un senso di colpa, se esercitata verso bambini e donne, vittime innocenti. I “martiri” muoiono in nome di un sistema che si oppone a un altro presentato come ingiusto e blasfemo. Come ha scritto uno studioso, J. W. Lewis, “i martiri creano confini sociali”. Il che significa che i gruppi terroristici lavorano per “la costruzione sociale del martire”. Ci si può attendere che gli attacchi come quello di Bruxelles non cesseranno nel breve periodo, dal momento che questi confini sono stati tracciati all’interno del perimetro europeo.Un’ulteriore questione, che spiega questo martirologio in apparenza senza fine, che continua da decenni, partendo dal Libano, passando per Israele, la Palestina, New York e le principali capitali europee, è quello della vendetta. Nei paesi occidentali questo sentimento è oggetto di un forte interdetto; quasi non se ne parla più, se non come un retaggio tribale, come movente che si manifesta in faide e in azioni di gruppi marginali della società, come è accaduto nel recente passato in alcune società del sud dell’Italia, o in organizzazioni criminali, sia in Europa che negli Stati Uniti o nell’America Latina. L’idea dell’“occhio per occhio, dente per dente” è oggi per lo più aliena alle strutture psicologiche degli individui, sebbene il sentimento vendicativo non sia mai del tutto sopito, a livello di individui e dei gruppi.  

Per questo non è sempre facile capire come una delle motivazioni più forti del terrorismo suicida risieda proprio in questo desiderio di vendetta. Molti dei ragazzi che si sono fatti saltare in aria negli ultimi anni sono stati spinti a questo gesto estremo dal desiderio di ricambiare un danno o un torto subito da loro stessi, o più facilmente dalla loro comunità di appartenenza. Questo diventa vero nel caso di due comunità che si trovano coinvolte in un conflitto che dura da decenni e decenni. Il conflitto israelo-palestinese è a detta di tutti gli studiosi, e non solo loro, una delle fonti di queste ondate terroriste. Ma non c’è solo questo. Un esempio presentato da Marone nel suo libro riguarda la Cecenia e una donna, Kawa. Il marito, un militante del separatismo d’ispirazione jihadista, è stato torturato a morte dai soldati russi, e anche il padre ha perso la vita in un raid delle forze russe. In un’intervista rilasciata prima di tentare il gesto suicida, Kawa parla del suo sogno di farsi esplodere in Russia e di portare con sé nella morte il maggior numero possibile di russi. Ci sono molti altri esempi di questo desiderio di vendetta che figurano negli studi citati da Marone nel suo libro. In uno di questi, che riguarda un suicida, che è stato ispirato dalla morte di un bambino a Gaza, emerge persino l’elemento “altruistico”, che consente di trasferire attraverso il gesto estremo, la colpa sull’avversario, presentando il “martire” come una vittima. Questo è un altro dei temi importanti, il paradigma vittimario, che nel corso degli anni si è imposto come dominante, ed è ampiamente sfruttato da chi arruola ragazzi per gli attacchi in Europa.  Il sociologo Emile Durkheim nel suo studio sul suicidio (1897), uno dei primi pubblicati in Europa, parla di tre tipi di suicidio: egoistico, altruistico e anomico; i casi dei terroristi islamici rientrano nel secondo, dato che la narrazione costruita dai predicatori è proprio quella del gesto di generosità verso la propria comunità o gruppo di appartenenza: un aspetto su cui sarebbe il caso di tornare a riflettere e di agire per rompere questo pericoloso storytelling. Come mostra la vicenda del fondamentalismo islamico la simbologia religiosa risulta particolarmente adatta alla creazione di una cultura del “martirio”, dove compare l’idea del sacrificio come ben gradito alla divinità e adeguatamente ricompensato nell’al di là. La promessa del Paradiso è una componente non secondaria nella creazione della mentalità del suicida religioso; e non ci sono solo le religioni a proporlo come tale, ma anche tutto il martirologio, che ben conosciamo in Occidente, dell’eroe che si sacrifica per il bene della collettività.

Nel mondo secolarizzato le religioni sembravano scomparse, oggi invece ritornano prepotentemente e questo è un aspetto con cui il pensiero laico occidentale, nato dall’Illuminismo, deve fare i conti. Un pensiero puramente razionalista, che ha espulso da sé ogni considerazione sull’importanza dell’irrazionalità nella esistenza degli individui, non basta. I trasferimenti transnazionali, le migrazioni dal sud del mondo verso il nord, la crescita della de-territorializzazione impongono un’altra forma di pensiero nei confronti delle stesse religioni. James Hillman in un libro molto discusso, Un terribile amore per la guerra (Adelphi), ha mostrato come questo tipo di amore sia profondamente radicato nell’uomo, gli appartiene in profondità e non può essere semplicemente espulso. La lettura di questo libro come de I sommersi e i salvati (Einaudi) di Primo Levi ci possono aiutare a capire i moventi profondi della “violenza inutile” che abita oggi in modo irreparabile la nostra Europa.  

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24 Marzo 2016
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Ramacca (Catania) – Sabato 8 agosto un gruppo di militari di stanza presso la Base atomica aeronavale di Sigonella, nell’ambito del progetto Community Relations, accolti in pompa magna, hanno ripitturato alcune pareti di un locale Istituto scolastico. Per l’Amministrazione comunale, guidata dal Sindaco Zappalà (PD): <<E’ un gesto di forte valore simbolico. La speranza è che le giovani generazioni godendo del lavoro odierno possano apprezzare non solo valori quali l’amicizia e la fratellanza fra i popoli ma anche il rispetto e la cura per il bene comune>>. Bum!. Pio La Torre si sta rivoltando nella tomba, caro Franco Zappala. Ramacca fu ed è in prima fila nelle mobilitazioni per la smilitarizzazione della Sicilia e contro la politiguerra americana (e nonsolo). Ramacca, nel 1943, venne bombardata inutilmente da questi “liberatori” dell’Umanità e la loro presenza è frutto di prepotenza, ma anche di sudditanza.
Vabbè che il PD, nel quale al momento sopravvivi, è il partito più colonialista e militarista d’Europa, ma mi voglio rifiutare di credere che tu possa condividere opinioni –leggittime, per carità- ma assai lontane dalla Verità autentica e dal vero Buonsenso. Altro che “moderati”!.
Avere rapporti umani con chiunque, ospitare civilmente chi ci viene a trovare in pace, è nelle migliori tradizioni delle nostre comunità locali. Ma questa non è “amicizia”, questa è propaganda spudorata, in stile Riserve sicilindiane, a favore della più spaventosa e criminale Macchina da Guerra che l’Umanità abbia mai conosciuto. Per giunta si scomodano pure Gesù e i Santi degli Ultimi Giorni, essendo di religione mormone i militari “pitturatori”. Se tutto questo vi pare normale, fatevi curare. Per la cronaca: l’8 Agosto ricorreva il 70° anniversario della inutile e terroristica bomba atomica americana su Hiroshima!. Ma nel Ramakkistan la notizia non è arrivata. Mentre a Niscemi centinaia di giovani Siciliani facevano il loro Dovere contro il MUOS -nodo strategico della Tecnoguerra del Secolo XXI- in nome dell’Amicizia tra i Popoli. Quella vera.

@Catania, Agosto 2015.

Mario Di Mauro-www.terraeliberazione.wordpress.com

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Al Pilone della A19 travolto da una frana in marcia da decenni che ha spezzato l’Isola in due …arrivano in devoto pellegrinaggio ministri da Roma, nobili decaduti in cerca di rilancio e rampanti riparatori di regie trazzere in versione spot elettorale. Il Pilone della A19 è dell’ANAS, feudo del dimissionario Ciucci, quello che doveva costruire il “Ponte” a campata unica agganciato ai Piloni più grandi del Mondo!. Arrizzinu i carni, ci è andata bene!.

In verità, nel 2005, era stata anche decisa la fine dell’ANAS e del sistema stradale pubblico e gratuito, manutenzionato dallo Stato e realizzato in un secolo di duro lavoro e pesanti tasse. La parte più remunerativa del sistema stradale sarebbe stata via via ceduta ai grandi gruppi del parassitismo finanziario tosco-padano, mentre il resto poteva anche andarsene in malora. E le antiche Due Sicilie, com’è noto, fanno parte del resto e della malora. Poi ci ripensarono: perché privarsi dell’ANAS di Ciucci, quando si poteva fare tutto lo stesso guadagnandoci il doppio?.

Per certificare l’emergenza hanno impiegato, dal 10 aprile, ben 38 giorni: quanto l’Operazione Husky del 1943!. Non si sa mai, a voti assa-avìri n’erezioni spontanea cà  s’addhizza sulu, u Piluni!. Per ricostruirlo annunciano 18 mesi di duro lavoro…lo stesso tempo che in Cina si impiega per costruire 1000km di autostrade a otto corsie e ferrovie ad alta velocità!. Mentre ci rapinano ben oltre un Miliardo all’anno in tassa di circolazione e accise sulla benzina, stanno cercando nelle pieghe del Bilancio una manciata di milioni per “restituire ai siciliani” la trazzera autostradale Catania-Palermo!. Miracolo a Caltavuturo!.

Il nostro Miliardo motorizzato finisce nel Grande Tubo dei flussi invisibili di ricchezza, appresso al gasdotto libico e a quello algerino, e, a breve, al grande elettrodotto, decine di Piloni che convergono verso il Grande Ponte elettrico sul Canale di Messina, che si porterà al Nord le tanto strombazzate “energie rinnovabili” saccheggiate in Sicily dai Ladri di Vento&C.

Il Miliardo Rinnovabile: infatti è garantito dagli incentivi+certificati verdi, ben oltre il valore dell’energia ceduta a Terna a prezzo…corrente: per 20 anni. Il costo è sulla bolletta più alta d’Europa: quella pagata regolarmente da tutte le famiglie e imprese siciliane. Miracolo eolico!

Tutto si tiene. In un sistema fragile un Pilone sfranato produce immediatamente i suoi effetti collaterali. Un caos generale, specie nel trasporto merci, con inevitabile aggravio dei costi di distribuzione e conseguente aumento dei prezzi al consumo dei beni di prima necessità: ci voleva anche questa!. Il danno monetizzato, secondo stime ragionevoli, è di 55 milioni al mese: se il cronoprogramma sarà rispettato siamo al Miliardo sfranato.

Intanto, come d’incanto, i treni tristi e solitari che slumacavano sulla vecchia ferrovia da Far West attraversando la Riserva sicilindiana in 5-6 ore ne impiegano improvvisamente la metà: il patto scellerato tra la Lobby degli Autobus e il niEnte inutile (Regione siciliana), che ha retto mezzo secolo -nel disinteresse del concessionario monopolista statale FFSS troppo impegnato a tagliare i suoi “rami secchi” e a dismettere officine meccaniche e rottamare vecchi vagoni amianto compreso- è finito macari iddhu travolto dalla frana. Ci pensa la Natura!. Miracolo a Canicattì!

I binari sono gli stessi, i treni anni40 sono stati sostituiti con vettori Minuetto anni60, altre diligenze, quando in Giappone avevano già lo Shinkanzen a 400 kmh!. E si annunciano investimenti miliardari per l’Alta Capacità Ferroviaria, cioè per i treni già rottamati dal Mondo sviluppato, che al povero Terrone verranno presentati come MagLev, missili ferroviari a levitazione magnetica, tanto non ne ha mai visto uno!.

Sarà comunque una truffa ferroviaria colossale: una specialità del capitalismo tosco-padano fin dal 1860. Magari non vedremo il remake del Miliardo del Ponte – un progetto di per sé antistorico e demenziale- speso in scartoffie e consulenze per…non farlo. Lo avevamo previsto e detto alle mobilitazioni “NO PONTE!” che abbiamo contribuito ad organizzare. E’ geniale: se puoi guadagnare un Miliardo senza fare niente, perché dovresti lavorare e rischiare 10 anni per guadagnare lo stesso Miliardo?. E’ il capitalismo terminale, bellezza!. In Cina li avrebbero fucilati.

Intanto i “Miliardi per il Sud” si stanno moltiplicando come i pani e i pesci…50,80,100: è a chi la spara più grossa. Il Ministro DELiRIO, plenipotenziario per le colonie, annuncia al Mondo il “Piano Marshall per il Mezzogiorno”: Miracolo a Eboli!.

Nell’ordinario contratto di programma tra il Ministero dell’Economia e l’ANAS, col via libera del CIPE, si trovano anche i 30 milioncini per la bretella d’emergenza e il ripristino del viadotto… Miracolo a Roma!

Su un budget di oltre un Miliardo!. Il 62% al Centronord, per manutenere le autostrade a 8 corsie, il resto ai Terroni per rattoppare le trazzere. Facevano i difficili, ma lo sapevano da mesi, anche all’ANAS. Hanno solo perso tempo: è l’8 agosto. Quattro mesi di Miracoli per…la solita perlina di vetro ai selvaggi della Riserva Sicilindiana. E manco se queste strade e trazzere fossero di qualcun altro: sono dell’ANAS!.

Il Gran Consiglio del PD ha intanto riscoperto il “Mezzogiorno” (la patria dei mezzogiornali?).

Come i pani e i pesci -al Nazareno!- i Piani quinquennali si moltiplicano, i Miliardi anche: il “Piano Marshall” è servito!. La logica è neocoloniale. Anche a voler credere a questo “branco di perfetti e inutili buffoni”, quale impresa duosiciliana potrà proporsi come General Contractor?.

Profitti tosco-padani assicurati. In deroga all’Obbligo di indire gare d’appalto europee e in culo alla Litanìa “l’Europa-ce-lo-chiede”: il primo vale per fottersi i piccoli consorzi d’imprese meridionali, il secondo vale per i “sacrifici patriottici”, non per i profitti toscopadani!. E poi, i poveri Terroni ce lo chiedono, non possiamo abbandonarli ai loro vizi atavici e difetti genetici!. Renzi dixit.

E’ l’ennesimo cambiamento di quinte in una invariante scena tragica. Un film visto e rivisto mille volte. “Il governo promette da anni lavori portuali e ferrovie, con leggi scritte e famosi telegrammi di presidenti del Consiglio, mentre le autorità locali si limitano ad accogliere le commissioni degli affamati e promettere loro interessamento e lavoro”. Lo scrivevano i Socialisti Siciliani nel Memorandum del giugno 1896, inviato al Commissario Civile per la Sicilia Sen. Codronchi, appena insediato da Roma dopo la feroce repressione dei Fasci dei Lavoratori, il movimento per i diritti civili che aveva scosso l’Isola per un decennio. Anche a Caltavuturo, i Regii soldati italiani, fecero una strage di Siciliani vestiti a festa…

Torniamo al “Piano Marshall” del Circo PD. Siamo alla replica della Legge Obiettivo del 2001, che centralizzava le Grandi Opere massomafiose tosco-padane. Nei 378 interventi realizzati nel quadro della Legge Obiettivo sono state prodotte ben 800 varianti in corso d’opera (45 nella sola linea metrò C di Roma!), con relativa lievitazione dei costi, i cui standard sono già, a prescindere, i più alti del Mondo: fino al raddoppio totale!. Erano 150 Miliardi, ne sono stati spesi 44,8. Solo il 16% dei cantieri sono stati completati…per un valore calcolato in circa 3 miliardi e 400 milioni. Nulla. Ne mancano 41 senza bis?. Da 150 a 44,8 a… 3,4. I dati li abbiamo ripresi da un recente Report del Consiglio Nazionale degli Ingegneri. Un disastro immane, roba da Corte Marziale!. Meglio la Korea del Nord!.

La vituperata “Cassa per il Mezzogiorno”, nella sua parabola quarantennale, tra il 1950 e il 1989, malgrado la sua progressiva burocratizzazione “realsocialista” in salsa democristiana, realizzò decine di opere utili: strade, ponti, dighe, bonifiche…con una spesa-media annua pari solo allo 0,7% del PIL italiano, mentre i vari Ministri mezzogiornali, tagliatori di nastri tricolori, spacciavano per “straordinario” un modesto piano di modernizzazione post-guerra. Almeno metà dei profitti sono stati incamerati da imprese del Nord. Ma, comunque, al confronto del futuro “Piano Marshall” di DELiRIO&Nazareni vari, preferiamo cento volte una nuova Cas.Mez., riveduta e corretta, aperta ai Fondi di Investimento internazionali e all’Azionariato diffuso.

I moltiplicatori estivi di pani e pesci sono solo il Comitato d’Affari di un capitalismo italiano fallito che appare peggio del Cartello di Medellin. All’appello si presenteranno i soliti noti: Impregilo, Condotte, Gavio, F2I-Gamberale, CMC, CMB, Pizzarotti, Maltauro, Saipem, Falk…e l’ultima cassaforte rimasta, la Cassa Depositi e Prestiti, liquidato Bassanini, diventerà il bankomat delle benefiche  Fondazioni toscopadane. Altro che “Mafia S.p.A.”!. Dei pani e dei pesci non lasceranno neanche le muddhiche e le resche!.

Qualcuno sospetta che la “Questione Meridionale” –annualmente sollevata dal Rapporto SVIMEZ- sia stata amplificata per mancanza di altri temi. Purtroppo non è così. Quando la “Questione”, inventata con la distruzione truffaldina delle Due Sicilie nella Guerra coloniale anglo-piemontese, viene riesumata in forma spettacolare, vuol dire solo una cosa: le massomafie tosco-padane sono in crisi d’astinenza. Per quanto il meccanismo sia stato relativizzato dal processo di “unificazione europea” (comunque non-irreversibile), delle colonie sudicie non ne possono ancora fare a meno. E’ l’unica retrovia neocoloniale sicura del traballante sistema-toscopadano, motore della nascitura Macroregione Alpina, ma paradossalmente semidipendente dalla Terronia, suo mercato neocoloniale protetto. Cosa possono “vendere” ai Bavaresi?. Rotative per la Sud Deutsche Zeitung? Treni MagLev alla Deutsche Bahn? Pillole scadute alla Bayer?. Balotelli al Bayern?. Salvini all’ Alternative fur Deutscheland? Landini all’IGMetal?. Lapo Elkan alla Mercedes? Tronchettini e Colaninnini alla Siemens? Già si stanno toccando le palle!. E come farà l’ingrato Sud senza il benevolo Nord?. “Ma la Sicilia è ancora Italia, o è già terzomondo?” si chiede Tony Zermo sul quotidiano “La Sicilia” (1/8/2015). Ho provato vanamente a spiegargli –da trentanni- che la Sicilia è terzomondo proprio perché è in Italia. Lì per lì lo capisce, è intelligente: poi però su scodda. Non è il solo.

Questa storia comincia con l’annessione truffaldina del 1860. Il passato che non passa. E noi non facciamo propaganda, come i criminali di guerra che hanno distrutto la Jamahirya libica: noi siamo scienziati-operai della Scuola del Realismo dialettico, non bocconiani qualsiasi!.

Provate a immaginare una società concessionaria per la costruzione delle ferrovie siciliane e calabresi. Una società formata da ministri e banchieri padani. Una società addirittura mai effettivamente costituita e il cui capitale non sia stato mai effettivamente versato. Immaginate anche che lo Stato riempia le casse di questa Società di danari pubblici il 27 settembre e che la suddetta Società, un mese dopo, rivenda la concessione di costruzione relativa a 1280 kilometri di ferrovia siculo-calabra a un’altra Società, distribuendo il doppio ricavo attraverso colossali dividendi ai soci… E così via. Perchè il gioco continuò a lungo. E, in fondo, continua ancora oggi, con le varie Impregilo e compagnia bella. La Società fantasma si chiamava “Vittorio Emanuele”, il tutto accadeva a partire dal 9 luglio 1863, fin quando subentrò la “Charles, Vitali § Picard”.

Il Pilone della A19 è già un Totem al centro della Riserva sicilindiana. L’ennesimo bidone vuoto intorno al quale inscenare l’ultima stracciona Danza della Pioggia Acida, nel Paese dei balocchi, l’Italia, in cui le Grandi Opere, utili o inutili che siano: trafori, varianti di valico, pedemontane miliardarie, Tav senza senso come la Torino-Lione o folli autostrade come la Bre.Be.Mi. per l’Ex-Po…vengono da decenni cantierate  all’80% in Tosco-Padania con un costo standard –e questo pare non saperlo nessuno!- di almeno 4 volte più alto della media euroasiatica: vuol dire che un kilometro di ferrovia in Italia costa almeno 4 volte in più…Altri flussi invisibili di ricchezza ingoiati dal parassitismo tosco-padano e dalle sue Massomafie. E poi tutti a stracciarsi le vesti sul “Sud peggio della Grecia”.

A prescindere, lo Spettacolo neocoloniale declassa ferrovie, strade, porti e aeroporti siciliani – deprimendo i flussi turistici e lucrando storicamente sulle tasche dei nostri emigranti in rientro feriale e perfino dei nostri malati in viaggio della speranza: tutti costretti a partire e rientrare su autostrade e treni scassati, navi e aerei costosissimi, per non dire della totale assenza di una politica turistica che guardi seriamente al mercato globale: “ma cosa volete fare in Sicilia?” disse Hillary Clinton, Segretario di Stato in visita ufficiale a Pekino, qualche anno fa, prima del golpe mediatico-giudiziario che travolse il nostro avventuroso presidente autonomista Raffaele Lombardo.

Ovviamente –con saggezza- gli investimenti cinesi in porti, aeroporti, ferrovie ecc., vennero dirottati sui Balcani e a Milano (Pirelli inclusa). Qui c’è Sigonella, il Muos di Niscemi…peggio di Portorico!. Colonia geo-militare con controllo strategico anche sul modello economico: la Riserva Sicilindiana non deve crescere!. E se ci prova c’è pur sempre la “Mafia”, come minaccia, come alibi, come vittima perfino: se il Monte Paschi delle Massotruffe miliardarie e il Palio della corruzione spudorata si fossero trovati in Sicilia avrebbero arrestato anche i cavalli e inventato le stalle speciali per il 41bis!. Miracolo all’Asinara!.

@Catania, Agosto 2015. Istituto “Terra e LiberAzione” – (M.D.M.)

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Tra i pochi luoghi individuati, alcuni forse solo come diversivo, spuntano Resuttano (CL) e, in pole position, un giacimento vergine nei pressi di Enna (Monte di Nissoria), in quello che consideriamo il “Grande Distretto Minerario di Pasquasìa”, la cui storia secolare è una metafora perfetta del modello neocoloniale imposto alla nostra Isola.

Nel 1986 ci fu il primo allarme sulla presenza  di scorie radioattive e altri rifiuti tossici nella miniera di salgemma>kainite di Pasquasìa (Enna), una delle più grandi ed efficienti del Mondo. “Terra e LiberAzione” partecipò attivamente alle proteste che ne seguirono, e non solo su “posizioni ambientaliste” (sulle quali eravamo tutti d’accordo), ma sulla linea anticolonialista-indipendentista. Eravamo un centinaio in tutto.

La localizzazione del Deposito nucleare “nazionale” era stata realizzata dall’ENEA, l’Ente Nazionale per l’Energia Atomica. MgSO4-KCI-3H2O, la kainite, che serve più dell’oro: se ne ricava il solfato di potassio, componente fondamentale nella produzione di fertilizzanti.

Un impianto modernissimo, a ciclo continuo, con pale frontali e perforatrici potentissime, carri spatola e dumpers, disgaggiatori meccanici e piattaforme aeree, nastrolinee con bilance dosimetriche: un gioiello di tecnologia. Pasquasìa, a pieno regime, avrebbe un potenziale produttivo di almeno 30 anni, sessanta milioni di tonnellate!. Nel nostro modello econometrico si traducono in vettore di Sovranità agro-alimentare del sistema-Sicilia con durata stimata di 1000 anni!. Ma questa proiezione la può formulare solo chi ha assimilato i fondamentali della Scuola del Realismo dialettico. Non un bocconiano qualsiasi.

La Miniera è stata chiusa dalla sera al mattino, nel 1992, con una operazione perfetta, dallo Spettacolo neocoloniale. Cinquecento tecnici ed operai specializzati vengono ingoiati dalla Palude del parassitismo burocratico e clientelare, un General Intellect strategico scaricato dall’Entità e bruciato dal niEnte inutile “Regione siciliana”. Il complesso produttivo –peraltro di magnifica architettura industriale- va ben presto in malora. Oggi è allagato da liquami all’amianto e serve una barca di quattrini per bonificarlo…

Per la cronaca: è probabile che ci sia un appunto sulla “Questione Pasquasia” nell’Agenda Rossa di Paolo Borsellino, in una pagina di Giugno, un mese prima della Strage di via D’Amelio. La miniera viene chiusa definitivamente il 27 Luglio 1992. Il sospetto è l’anticamera della Verità.

Il mercato mondiale del solfato di potassio è, da allora, un oligopolio franco-tedesco (la KernEuropa!), delle economie agro-industriali sviluppate solo il Canada pare non esserne ricattabile, oltre ad Israele, ma lo estrae dalle acque del Mar Morto. Quanto vale questo “mercato”?. Anche solo a voler monetizzare c’è da restare traumatizzati: secondo Thomas Chaize  – storico della tecnologia, franco-canadese, pubblica le sue analisi sul sito http://www.dani2989.com.-: “Il mercato mondiale dei sali potassici è in mano a un club di poche multinazionali. Il biglietto d’ingresso per entrare nel club può costare anche 3 miliardi di dollari…”.

Dal 1986 continuammo a seguire “Pasquasìa” nell’ambito della Questione del Sottosuolo siciliano. Fino a stasera (4 agosto 2015). E, come nel gioco dell’oca, si ritorna alla casella di partenza. Prendere nota: SOGIN (Società di Gestione Impianti Nucleari), su mandato della Commissione Europea (Nucleare), ha realizzato l’ennesimo studio sulla localizzazione del Deposito per le scorie radioattive. Tra i pochi luoghi individuati, alcuni forse solo come diversivo, spuntano Resuttano (Cl) e Salinelle (En) e, in pole position, Pasquasìa, la cui storia mineraria… è una metafora perfetta del modello neocoloniale imposto alla nostra Isola. Sarebbe la conclusione logica di una tragicommedia lunga un secolo esatto. Ci sono già circa 100mila metri cubi di scorie stoccate e da “depositare definitivamente”, per non dire che Enel dal Nucleare “europeo” non è mai uscita e l’intera Padania è alimentata col contributo decisivo delle centrali atomiche francesi…Ci rifilerebbero, con la monnezza nucleare della Sanità lombarda e delle defunte Centrali italiane, anche quella di Parigi?. “Ce lo chiede l’Europa!”. “Siete i soliti terroni parassiti e piagnucolosi!”. E c’è anche il Segreto di Stato (G.U. 16 aprile 2008 n.90)!. Quanto a certi Comuni della Riserva Sicilindiana se li possono comprare con un pugno di perline. Al resto ci pensa la Saatchi & Saatchi: Spettacolo neocoloniale a reti unificate. Amen?.

vero***

“La rapina del petrolio siciliano. La Sicilia finanzia il Nord –Il caso della Piattaforma VEGA”. Era il titolo di apertura di “Terra e LiberAzione” – Autunno 1987, stampato a Roma, da dove, giovanissimi, tentavamo di rompere il nostro isolamento politico.

E’ di stamattina (6 Agosto 2015) la notizia di un inedito accertamento fiscale della Guardia di Finanza di Ragusa…Il complesso della Piattaforma estrattiva Vega (Edison 60%-ENI 40%) non risulta neanche registrato al catasto!. E’ abusivo!. Ecco perché i proprietari non possono pagare neanche l’ICI-IMU al Comune di Scicli!. E’ bastato un rilevamento mappale-GPS che può fare anche un bravo geometra…Finirà a causa, e l’ENI cause non ne perde. Piuttosto siano prudenti i finanzieri, la Bestia, il Cane a sei zampe, vede tutto, ed è pericolosa: forse non la conoscete abbastanza. Né si può dire che Edison in Sicilia sia la sorella minorata del Cane: il Golpe elettrico del gennaio 2010 si dovrebbe studiare nelle Scuole di Intelligence. Non solo paghiamo, tutti i Siciliani, la bolletta elettrica più alta d’Europa, ma sarebbe perfino colpa nostra!.

“Dal 1954 al 1993, un quarantennio, sono stati estratti in Sicilia 450 milioni di barili di petrolio e 15 miliardi di metri cubi di gas. Ci riferiamo solo al petrolio estratto e lavorato in Sicilia, e regolarmente registrato” (Terra e LiberAzione, Inverno 1994).  Non è calcolabile il contrabbando d’alto bordo, attraverso la corruzione o le manomissioni dei contatori dei gasdotti…di cui ci parlarono nostri amici libici nel 2004. Non stiamo parlando in generale della trasformazione in benzine o plastiche -che comprende, in larga misura, materia prima acquistata sul mercato mondiale e sulla quale, neutralizzato lo Statuto “speciale” –che esclude le “imposte di produzione” (art.36) ma non la possibilità impositiva regionale sulle imprese operanti nell’Isola ma con sede centrale situata altrove (art.37)- ci si potrebbe scrivere una Tragedia greca.

Le multinazionali colonialiste, specie italiane, hanno comunque evaso in 40+20 anni l’equivalente di almeno 100 MILIARDI DI EURO attuali: tasse ordinarie, normali, perfino l’ICI-IMU off shore in acque territoriali siciliane (fino a 12 miglia marine). Fiscalità -peraltro sostenibilissima visti i profitti miliardari- dovuta al Popolo siciliano, più che a questa Regione di ascari e corrotti!. Tasse invece versate perfino alla Regione Lombardia, nella migliore delle ipotesi, o eluse del tutto in paradisi fiscali e fondi neri per tangenti colossali: l’ENI, con Finmeccanica, è il cuore di tenebra dell’imperialismo straccione italiano. Gode di impunità assoluta. Altro che “Casta”!.

Lapo Pistelli, uomo dell’ENI nel PD di cui ha diretto la politica estera per anni, si è di recente dimesso dalla “Casta” per entrare direttamente in ENI con una carica di vertice con delega ai rapporti con le ONG! I commenti del giornalistume: “Pistelli lascia la Politica!”. Poveri fessi: Pistelli l’Africano comincia ora a Fare Politica, prima faceva onestamente il “lobbista farnesiniano”: la Realtà è esattamente al contrario da come lo Spettacolo la narra attraverso i suoi gazzettieri. Ora, dopo decenni di Pet Coke “rinnovabile”, ci venderanno anche la balla spaziale del biocarburante ecosostenibile in versione gelese (tagliando foreste in Mozambico?) e, a colpi di “Sblocca Italia”, ci trivellano tutto il nostro Mare antico, sul quale l’Isola non può rivendicare alcunchè, neanche lo straccio bruciato del vecchio Statuto: l’Isola senza Mare!. Al momento le basti sapere, caro Pistelli , che l’unico indotto che questo vostro Deserto petrolchimico neocoloniale produce in Sicilia sono le cliniche oncologiche: a Parigi, Padova, Milano…A parte che il petrolio e il gas appartengono ai Siciliani; a parte che tecnicamente hanno anche molte alternative, magari integrative nella Transizione: con le migliori isoradiative d’Europa la Sicilia accederebbe alla Sovranità energetica in 24 mesi. Invece, come previsto, ci rubano anche le tanto strombazzate “energie rinnovabili”: il Sole, il Vento e perfino la Monnezza. Un Miliardo all’anno, “rinnovabile” per 20 anni. Senza Sovranità, noi Siciliani, siamo niente. Ce la prendiamo con Pistelli?. Senza una titanica Lotta per l’Indipendenza il Popolo siciliano è morto.

@ 6 Agosto 2015. Mario Di Mauro-Fondatore di “Terra e LiberAzione”

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Analisi/ LA REGIONE FALLITA E LA FORTEZZA BASTIANI
Un ciclo storico si è definitivamente concluso. Il ciclo storico dell’Autonomia “specialmente vigilata”, dello Statuto “concesso” da Roma per placare l’Onda indipendentista: con Regio Decreto Legislativo n° 455 del 15 Maggio 1946, poi integrato nella Costituzione repubblicana. Finisce una farsa neocoloniale, un alibi della dominazione italiana e anglo-americana sulla nostra Terra. Sebbene lo zombie trascini ancora i piedi. Lo Statuto non ha mai avuto norme integrali di attuazione, specie nella sua ottima parte economica (Titolo V), elaborata dal grande avvocato “socialista sviluppista” Guarino Amella. Quella dello Statuto -a parte la prima Legislatura e qualche altro lampo di Dignità- è la storia di una “Carta” truccata, impugnata ciclicamente come paravento nel poker delle “larghe intese” sviluppiste o come paraculo nelle zicchinette del “rivendicazionismo sicilianista”, ideologia populista di riserva della borghesia compradora, delle carriere e del brokeraggio parassitario, di cui la Mafia S.p.A. è spesso la parte più dinamica (il ché è tutto dire!).
La Carta autonomistica si rivelò ben presto, fin dalla fine degli anni Cinquanta (con la sospensione dell’Alta Corte e l’oggettivo Commissariamento sistematico dell’attività legislativa regionale sia “esclusiva” che “concorrente”) per quello che era fin dalla sua promulgazione: un “Trattato di Pace” del Governo centrale con una Riserva indiana, scritto in lingua biforcuta…Una bella coperta, infettata col vaiolo!. Ma per neutralizzare lo Statuto, pupi e pupari dell’AntiSicilia hanno dovuto faticare settantanni, fino a stamattina… quando il presidente del Parlamento regionale, on.Ardizzone, invoca l’abrogazione del Consiglio di Giustizia Amministrativa, che svolge nell’Isola le funzioni del Consiglio di Stato (art. 23). Proprio ora che s’era arrisbigghjiatu, confermando il carattere illegale
del MUOS di Niscemi…: ma guarda un po’ che coincidenza!. Ovviamente –in cambio dell’ultimo scempio- chiederanno una mancia fiscale per poter continuare a mantenere il loro Circo Barnum di stipendi parassitari e parassitismo stipendiato. Il Consiglio di Giustizia Amministrativa sarà la Fortezza Bastiani di una guerra immaginaria?.
Lo Statuto è ormai una “Carta” bruciata e sepolta dal lungo e imponente effetto domino provocato dal crollo del Muro di Berlino (1989) e dal Trattato di Maastricht, ma anche dalle Stragi politiche “palermitane” e dall’Operazione Britannia (1992). I tentativi di Difesa, dall’alto e dal basso, sono falliti. Per motivi diversi, tutti. Gli spazi vuoti vengono ormai riempiti dalla logica neocentralista del commissariamento permanente e dell’Antimafia professionista: ma falliranno presto. Ci lasceranno in eredità, in un mare di guai, la sintesi perfetta del tipo sociale selezionato dal “ciclo storico”, gli zombies che si aggirano sfaticati per i corridoi sterili del più demenziale niEnte inutile del Pianeta: la Regione siciliana, un putrido relitto del Novecento.
Trent’anni fa, nelle Tesi di Fondazione di “Terra e LiberAzione”, scrivevamo: “La Questione Siciliana, l’irrisolto e non prescritto problema della Sovranità del Popolo siciliano sulla propria Terra di appartenenza e di Vita, si conferma, in primis, Questione geopolitica determinata dalla oggettiva centralità strategica della nostra Isola-Nazione (…)”. Con questa collocazione geostrategica dobbiamo reimparare a fare i conti, alzando uno sguardo siciliano e internazionalista sulle cose della Vita e del Mondo, tantopiù che il 30% del traffico commerciale del Pianeta passa dal “nostro” Mare, e se l’Orologio del Mondo, come sempre, cammina, è ormai l’Asia a scandirne il Tempo. L’Arcipelago dei Siciliani è al centro di un Mondo in profonda ristrutturazione. Siamo appena agli inizi del Secolo XXI. La Storia cammina, e se una porta si chiude, due se ne aprono. Ma servono le chiavi: Studio scientifico, Azione coerente, Organizzazione di Donne e Uomini Veri, con la schiena diritta. Non se ne vedono molti in giro?. Cerchiamoci meglio.

@9/6/2015. Mario Di Mauro-Fondatore di “Terra e LiberAzione”

NO MUOS!

SICILIA LIBERA, INDIPENDENTE E SMILITARIZZATA!

Con riferimento al ricorso proposto dal Ministero della Difesa per la riforma della sentenza del TAR di Palermo che ha dichiarato il Muos abusivo e illegittimo, il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana ha respinto la domanda di sospensione degli effetti di tale sentenza.

Durante l’udienza tenutasi il 15 aprile, l’Avvocatura dello Stato aveva insistito sulla richiesta di sospensiva, chiedendo di produrre una mail della US Navy che paventava la necessità di eseguire non meglio specificati lavori di manutenzione software all’impianto MUOS non effettuabili, secondo la nota americana, in remoto.

Il CGA, tra le proprie motivazioni, scrive che “medio tempore -anche a fronte degli ultimi accertamenti tecnici effettuati nel corso del 2014, di integrazione della verificazione disposta nel giudizio di primo grado- il pregiudizio allegato dalla difesa appellante non appare attuale”.

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa di Palermo ha rinviato la discussione del merito all’udienza pubblica dell’8 luglio 2015… Giusto in tempo per non appizzarGli l’Indipendence Day!

Ci pare utile ricordare che il CGA svolge nell’Isola funzioni del Consiglio di Stato e venne istituito in base all’art. 23 dello Statuto della Regione Siciliana, grazie all’impegno di menti finissime e generose come quella del più Grande Avvocato del Popolo Siciliano: Odoacre Giovanni Guarino Amella.

Di seguito si allega -in link- copia dell’ordinanza depositata in segreteria il 17 aprile scorso.

(S.F.)

INFO: http://issuu.com/fabiodalessandro/docs/ordinanzacgamuos/1?e=1

No al MUOS!
Sicilia libera, indipendente e smilitarizzata!
Non ci arrenderemo. Mai!

images7V0VRH5NDi seguito pubblichiamo in  versione integrale la sentenza n. 461 con la quale il TAR di Palermo ha, infine, accolto ricorsi proposti contro l’installazione del MUOS a Niscemi.
A quando i sigilli e la demolizione?. Solo una mobilitazione popolare può imporre l’esecutività della sentenza.
Solo ed esclusivamente una grande mobilitazione popolare.
Il “peggio” deve venire, ma, per fortuna, il Movimento NO MUOS, di cui siamo parte ante-litteram, è forte, gioioso e consapevole.

R/esistere a oltranza!

@terraeliberazione

Sentenza del TAR di Palermo sul MUOS – 13 febbraio 2015 (.PDF)

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4 Aprile
Tutti a Niscemi contro il MUOS!
R/esistenza a Vita, contro l’Impero degli Zombies!

@terraeliberazione.

Occupate dagli attivisti NoMUOS alcune antenne dell'impianto americano a Niscemi

Occupate dagli attivisti NoMUOS alcune antenne dell’impianto americano a Niscemi

“Benedetto il tempo in cui qualche solitario poteva scandagliare il proprio abisso, senza essere preso per un ossesso o per un demente. Sacrificavano anche dieci o vent’anni, o tutta una vita, per un presentimento, per un baleno di assoluto.
La parola “profondità” ha un significato, soltanto se viene riferita ai tempi in cui il monaco era considerato come il più nobile esemplare umano…
Perfino se avesse solo i suoi lati negativi, il monachesimo varrebbe più di qualunque altro ideale. Più che mai si dovrebbero costruire monasteri -per coloro che credono a tutto e per coloro che non credono a niente-.
Dove fuggire? Non esiste più nessun luogo, dove sia possibile esecrare professionalmente questo mondo”.

E.M.Cioran (Il funesto demiurgo)
@terraeliberazione

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Sicilia libera, indipendente e smilitarizzata!

NO AL MUOS! LA LOTTA CONTINUA!

Di seguito pubblichiamo in  versione integrale la sentenza n. 461 con la quale il TAR di Palermo ha, infine, accolto ricorsi proposti contro l’installazione del MUOS a Niscemi.
A quando i sigilli e la demolizione?. Solo una mobilitazione popolare può imporre l’esecutività della sentenza.
Solo ed esclusivamente una grande mobilitazione popolare.
Il “peggio” deve venire, ma, per fortuna, il Movimento NO MUOS, di cui siamo parte ante-litteram, è forte, gioioso e consapevole.

R/esistere a oltranza!

@terraeliberazione

Sentenza del TAR di Palermo sul MUOS – 13 febbraio 2015 (.PDF)

La Giustizia, contro il Muos, arriverà dal Cielo?. Benvenuto, Satellite-Spazzino! untitled