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Oppressi ed oppressori

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oppressi ed oppressori

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OPPRESSI ED OPPRESSORI:

DUE CONDIZIONI ESISTENTI DA SEMPRE

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MAPPA CONCETTUALE

Geografia Astronomica: I Terremoti.

Matematica: Teorema di Rolle, di Cauchy e di Lagrange.

Fisica: La corrente elettrica.

Filosofia: Karl Marx

Oppressi ed oppressoria:

condizioni esistenti da

sempre

Italiano: Giovanni Verga

“Rosso Malpelo”

Latino: Marziale e Giovenale

Storia dell’arte: Gustave Courbet “Lo spaccapietre”

Inglese: Charles Dickens “Oliver Twist”

Storia: La II Rivoluzione

Industriale

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BIOGRAFIA DI GIOVANNI VERGA

Giovanni Verga nacque a Catania il 2 settembre 1840 da una famiglia di agiati proprietari terrieri, con ascendenze nobiliari. Il suo primo insegnante fu il patriota Antonio Abate da cui assorbì il gusto letterario romantico, come testimonia il suo primo romanzo "Amore e patria".

S'iscrisse nel 1858 alla facoltà di legge all'università di Catania, che però, spinto dalla sua vocazione di scrittore e giornalista, decise di abbandonare. Col passare degli anni nel giovane Verga andava facendosi sempre più vivo il desiderio di lasciare la Sicilia, perciò nel 1865 fece il primo viaggio a Firenze, in cui ritornò nel 1869 decidendo di soggiornarvi perché consapevole del fatto che per divenire un autentico scrittore doveva liberarsi della cultura provinciale e venire a contatto con la società letteraria italiana.

A Firenze incontrava la diciottenne Giselda Fojanesi, con la quale ebbe stretti rapporti d'amicizia. Nel 1872 si trasferì a Milano dove si trattenne per oltre un ventennio fino al 1893, entrando in contatto con quel mondo culturale allora particolarmente attivo. Dopo aver frequentato i salotti della famosa contessa Clara Maffei, partecipò intensamente alle discussioni e alle polemiche culturali del tempo che furono determinanti nel maturare in lui il nuovo atteggiamento verista. Infatti fu proprio dal 1872 al 1875 che pubblicò i primi tre romanzi: Eva, Eros e Tigre reale, ancora legati ad un clima romantico ed il primo racconto “Nedda”.

Trovata la sua giusta ispirazione produsse, nel volgere di pochi anni, dal 1880 al 1889, tutti i suoi capolavori: Vita dei campi (1880), i Malavoglia (1881), Novelle rusticane 1884), Mastro Don Gesualdo (1889). L'amicizia con Luigi Capuana che risultava importante per la "conversione al verismo", entrò in contatto con il circolo degli Artisti "scapigliati" che vivevano un'esistenza "maledetta" e coltivavano una letteratura sperimentale. Allargò le proprie conoscenze letterarie e filosofiche leggendo opere d'autori Francesi contemporanei. Nel 1878 formulò il programma del verismo italiano. Nel 1893 Verga tornò a Catania, dove scrisse ancora qualche opera come "Dal tuo al mio", ma soprattutto passò nel silenzio e nella solitudine un'esistenza di benestante e sfaccendato, anche se segretamente rattristato dal vedere non abbastanza capita e amata la sua produzione più grande. Politicamente, pur essendo un moderato, sostenne dapprima l'azione di Crispi e poi aderì al nazionalismo, aspirando ad un'Italia che sapesse affermarsi sul piano militare e politico. Nel 1920 fu nominato Senatore del Regno d’Italia e il 27 gennaio 1922 morì nella sua casa a Catania.

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Verga romantico-patriottico

Le opere dei primi anni preannunciano solo in parte i futuri indirizzi del pensiero e dell'arte del Verga. Esse costituiscono la momentanea espressione della sua giovinezza siciliana e dei tempi eroici della seconda guerra d'indipendenza e dell'impresa dei Mille. Sono tre romanzi storici ispirati alle vicende reali del tempo e animati da un'intensa passione patriottica. "Amore e patria" è il primo romanzo che il Verga scrisse a 16 anni e poi rimasto inedito. "I carbonari della montagna", in quattro volumi, narrano un episodio della rivolta calabrese contro i francesi e “sulle lagune” che racconta la storia della vita politica veneziana sotto gli austriaci, con l'intreccio di una storia d'amore tra una fanciulla italiana e un giovane ufficiale ungherese.

Nessuno di questi tre romanzi si può però definire un'opera d'arte. Verga romantico – passionale

In questo secondo periodo predominano i romanzi dominati tutti dalla passione forte e spesso drammatici. • Una peccatrice (1866). Narra l'amore di uno studente di modeste condizioni per

una donna di lusso: dapprima il giovane ama e delira per la conquista tanto desiderata, poi si stanca e si allontana. Allora la donna da superba e indifferente, senza più una ragione di vita, si avvelena fra la musica e i baci e muore alle note di un valzer.

• Storia di una capinera (1871). Narra di un amore impossibile e di una monacazione forzata.

• Eva (1873). La storia di un giovane pittore siciliano che nella Firenze capitale, brucia le sue illusioni ed i suoi ideali artistici per una ballerinetta, simbolo della corruzione di una società “materialista”, tutta protesa verso i piaceri.

• Eros (1875). Narra la storia del progressivo inaridirsi di un giovane aristocratico, corrotto da una società raffinata e vuota.

• Tigre reale (1875). Narra la storia di Giorgio Laferlita, un uomo debole di carattere, che dimentica la moglie e i figli perché preso dalla passione di una giovane signora russa, Nata, una donna strana, volubile, una vera tigre in amore. Quest'ultimo romanzo chiude il ciclo dell'ispirazione romantico-passionale,

durato circa 15 anni, in cui descrive il motivo che porta gli uomini per una passione, una colpa, un errore a un destino che li travolge sopraffacendoli e lasciandoli impotenti e soli. Verga verista

Possiamo datare la conversione di Verga al verismo al 1874. Ma l’opera che ha segnato la vera e propria conversione è stata “Rosso Malpelo” scritta nel 1878. Si tratta della storia di un garzone di miniera che vive in un ambiente duro e disumano, narrata con un linguaggio nudo e scabro. E’ la prima opera della nuova maniera verista ispirata ad una rigorosa impersonalità. Con la conquista del metodo verista Verga si propone di studiare tutte le classi della società, partendo dalle “basse sfere” in cui i meccanismi sono meno complicati per poi arrivare alle classi dell’alta intellettualità.

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GIOVANNI VERGA E IL VERISMO ITALIANO

La teoria verghiana dell’impersonalità e l’”eclisse” dell’autore

Secondo la visione del Verga, la rappresentazione artistica deve conferire al racconto l’impronta di cosa realmente avvenuta; per far questo non basta che ciò che viene raccontato sia reale e documentato; deve anche essere raccontato in modo da porre il lettore “faccia a faccia col fatto nudo e schietto”, in modo che non abbia l’impressione di vederlo attraverso “la lente dello scrittore”. Per questo lo scrittore deve “eclissarsi”, cioè non deve comparire nel narrato con le sue reazioni soggettive, le sue riflessioni, le sue spiegazioni. L’autore deve “mettersi nella pelle” dei suoi personaggi, “vedere le cose coi loro occhi ed esprimerle colle loro parole”. In tal modo la sua mano “rimarrà assolutamente invisibile” nell’opera, tanto che l’opera dovrà sembrare “essersi fatta da sé”. Il lettore avrà l’impressione non di sentire un racconto di fatti, ma di assistere a fatti che si svolgono sotto i suoi occhi. Il narratore si mimetizza nei personaggi stessi, adotta il loro modo di pensare e di sentire. Il “diritto di giudicare”, il pessimismo, la “lotta per la vita” come legge di natura.

Verga ritiene che l’autore debba “eclissarsi” dall’opera, non debba intervenire in essa, perché non ha il diritto di giudicare la materia che rappresenta. Presupposto di una simile affermazione è la sua concezione generale del mondo. Alla base della visione di Verga stanno posizioni radicalmente pessimistiche: la società umana è per lui dominata dal meccanismo della “lotta per la vita” un meccanismo crudele, per cui il più forte schiaccia necessariamente il più debole. Gli uomini sono mossi dall’interesse economico, dalla ricerca dell’utile, dall’egoismo, dalla volontà di sopraffare gli altri. E’ questa una legge di natura, universale, che governa qualsiasi società, in ogni tempo e in ogni luogo, e domina non solo le società umane, ma anche il mondo animale e vegetale. Chi cerca di uscire dalla condizione in cui il destino lo ha posto, non trova la felicità sognata, anzi va immancabilmente incontro a sofferenze maggiori. Questa visione della società rinnova il mito greco del fato (la credenza cioè in una potenza oscura e misteriosa che regola imperscrutabilmente le vicende degli uomini), ma senza accompagnarlo col sentimento della ribellione, in quanto non crede nella possibilità di un qualsiasi cambiamento o riscatto. Per il Verga non rimane all’uomo che la rassegnazione eroica e dignitosa al suo destino (concezione fatalistica e immobile dell’uomo). Se è impossibile modificare l’esistente, ogni intervento giudicante appare inutile e privo di senso, e allo scrittore non resta che riprodurre la realtà così com’è, lasciare che parli da sé. Il progresso

Il progresso è visto come un’onda immensa, inarrestabile, una “fiumana”, la cui forza propulsiva travolge senza pietà i più deboli. Verga non partecipa a quella mitologia del progresso che era dominante nell’opinione comune della sua epoca ed anzi insiste sui suoi aspetti negativi: avidità, egoismo, vizi, irrequietudini…E poi assume come oggetto della rappresentazione i “vinti”, quelli che sono schiacciati dalle leggi inesorabili dello sviluppo moderno. I protagonisti dei suoi romanzi sono appunto dei “vinti” nella “lotta per la vita” che domina la società contemporanea. Il

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progresso porta alla caduta dei valori. Il Verga assume verso i “vinti” un atteggiamento misto di pietà e di ammirazione: pietà per le miserie e le sventure che li travagliano, ammirazione per la loro virile rassegnazione. Verga inoltre aveva una fede profonda in alcuni valori che sfuggono alle ferree leggi del destino e della società: la religione della famiglia e della casa (intesa come centro di affetti e di solidarietà), la dedizione al lavoro, il senso dell’onore e della dignità, la fedeltà alla parola data, lo spirito di sacrificio. In Verga ci sono due aspetti: uno simbolista che esaspera alcuni oggetti per darci la misura dell’esistenza. L’altro realista per il grande rilievo che hanno nella sua opera i casi umani.

Verga e Manzoni

Tra il Verga e il Manzoni ci sono alcune notevoli differenze. Mentre protagonisti del Manzoni sono gli umili, protagonisti del Verga sono i “vinti”. Ed umili e vinti non sono la stessa cosa. Gli umili del Manzoni sono i poveri, i deboli, che lottano contro i soprusi dei potenti e dei violenti. I vinti del Verga invece sono, o possono diventare, tutti, indipendentemente dalla classe sociale a cui appartengono. Sono infatti dei “vinti” tutti quelli che, spinti dal bisogno di migliorare, di uscire dai limiti socio-ambientali per salire più in alto, urtano contro il volere del destino che non permette a nessuno di varcare quei limiti, se non a costo di dolore e pene maggiori. Bisogna accettare il fato con virile rassegnazione. Gli umili del Manzoni hanno fede nella Provvidenza, che, oltre a consolarli, dà loro la certezza che non potrà mai abbandonarli; anzi, dalla loro sofferenza deriverà il bene. La sventura è “provvida” sia quando si abbatte sui cattivi, perché li turba e li richiama al bene, sia quando colpisce i buoni, perché li rende migliori e li prepara ad una gioia più grande. I vinti del Verga, invece, sono soli, tristi, rassegnati, senza il conforto della fede religiosa, legati senza scampo al loro destino di dolore. Del resto, Dio è assente dal mondo del Verga: il nome di “Provvidenza” dato alla barca dei Malavoglia, suona come un’ironia beffarda della sorte che si accanisce sulla povera famiglia. E quando qualche volta Dio viene invocato, è come un idolo antico, indifferente alle sofferenze degli uomini. Verga e Zola

Il Verga è diverso dallo Zola a causa delle due realtà differenti da cui provengono; l’uno dalla realtà arretrata e statica del Meridione d’Italia e l’altro dalla realtà dinamica francese, ma anche perché il Verga non ha nessuna fiducia ottimistica nel rinnovamento della società, né alcuna volontà di denuncia e di polemica sociale; poi perché nutre profondo rispetto per gli umili, i primitivi: diversamente dal Zola egli non li guarda con distacco scientifico, ma come esseri umani. Inoltre, mentre Zola e i naturalisti francesi descrivono quasi esclusivamente la vita del proletariato urbano, il Verga rappresenta la condizione di tutti gli uomini, tutti ugualmente condannati al dolore e all’infelicità, tutti soggetti ad un fato tirannico e crudele, dal quale nessun Prometeo potrà mai riscattarli.

Mentre nei romanzi di Zola la “voce” che racconta riproduce il modo di vedere e di esprimersi dell’autore, del borghese colto, che guarda dall’esterno e dall’alto la materia e interviene con giudizi sulla materia trattata, sia espliciti che impliciti, nei romanzi del Verga l’autore non interviene e non dà giudizi personali. Infine mentre

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per Zola l’impersonalità significa assumere il distacco dello “scienziato”, che si allontana dall’oggetto, per osservarlo dall’esterno e dall’alto, per il Verga significa immergersi, “eclissarsi” nell’oggetto.

Tra le opere più importanti del Verga ricordiamo: “I Malavoglia”, “Mastro Don Gesualdo”, ma soprattutto “Vita dei Campi” con “Rosso Malpelo”.

I Malavoglia: è la storia di una famiglia di pescatori siciliani. I Toscano, soprannominati “Malavoglia”, una famiglia di pescatori di Acitrezza, posseggono una casa ed una barca, la “Provvidenza”, che consentono loro una vita serena.

Nel 1863 però il giovane 'Ntoni, figlio di Bastianazzo e nipote di padron 'Ntoni, deve partire per il servizio militare. La famiglia, privata delle sue braccia, si trova in difficoltà, dovendo pagare un lavorante. A ciò si aggiunge una cattiva annata per la pesca, e il fatto che la figlia maggiore, Mena, abbia bisogno della dote per sposarsi. Padron 'Ntoni, per superare le difficoltà, intraprende un piccolo commercio: compra a credito dall’usuraio zio Crocifisso un carico di lupini, per rivenderli in un porto vicino. Ma la barca naufraga nella tempesta, Bastianazzo muore ed il carico va perduto. Comincia di qui una lunga serie di sventure. La casa viene pignorata; Luca, il secondo genito, muore nella battaglia di Lissa; la madre, Maruzza, è uccisa dal colera; la Provvidenza, recuperata e riparata, naufraga ancora e il Malavoglia sono costretti a vivere alla giornata. La sventura disgrega il nucleo familiare: 'Ntoni, dopo aver conosciuto la vita delle grandi città, annulla i suoi valori familiari, si dà al contrabbando e finisce in carcere; Lia, altra figlia, finisce per prostituirsi, Mena, a causa del disonore caduto sulla famiglia, non può più sposare compare Alfio; il vecchio padron 'Ntoni muore in ospedale e Alessi, l’ultimo figlio, riesce a riscattare la casa del Nespolo, continuando il mestiere del nonno.

Il romanzo termina con 'Ntoni che uscito di prigione si rende conto di non poter più restare in famiglia e si allontana per sempre.

“I Malavoglia” è un romanzo corale in quanto non c’è la presenza di un protagonista in particolare. Nonostante tutto il “coro” si divide in due: da un lato si collocano i Malavoglia caratterizzati dai valori puri, dall’altro la comunità del paese, pettegola, insensibile e mossa solo dall’interesse. Inoltre all’interno della stessa famiglia si può denotare la presenza di due modi di pensare in conflitto tra di loro che stanno alla base dell’intero romanzo: quello di 'Ntoni che una volta entrato in contatto con la realtà moderna decide di non rassegnarsi più ad un’esistenza di fatiche e di miserie e quello di padron 'Ntoni che invece è un tradizionalista legato “all’ideale dell’ostrica” cioè a tutti quelli che sono i valori tradizionali in quanto è convinto che l’aspirazione di tutti a migliorare la propria condizione è destinata inevitabilmente a fallire.

Mastro Don Gesualdo: Gesualdo è un muratore che si è affermato con il suo lavoro e con i suoi valori semplici e radicali, ma l’ambizione e il successo lo portano vicino alla nobiltà corrotta del paese. Così nel 1820 lascia la sua compagna Diodata e si sposa per il blasone con una donna nobile, Bianca Trao la cui famiglia è in decadenza.

Nonostante la sua posizione, non è accettato dalla nobiltà che lo vede ancora come un estraneo a causa delle sue origini non nobiliari; non ha gioie né con la

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moglie né con la figlia Isabella che fattasi grande si sposa con un lontano cugino nipote del Duca di Leyra con il quale si trasferisce a Palermo. Il genero disperde le ricchezze di Gesualdo e la figlia si vergogna del padre che era un muratore fattosi nobile.

Intanto muore la moglie Bianca e le vicende del 1848 gli portano contro il popolo. Vecchio e malato si affida alla figlia a Palermo e qui, nella totale indifferenza, muore.

Gesualdo è un eroe moderno, è un “self-made man” che si costruisce da sé il proprio destino, è un uomo che con i suoi sacrifici è riuscito a diventare ricco e ora ingenuamente vuole cambiare classe senza capire che tutto è immutabile e che i nobili ostacolano la sua ascesa sul piano del potere. Il suo è un eroismo solitario impossibile da realizzarsi.

Tutto il paese e il romanzo è prevalso da un sentimento di egoismo e immutabilità, di continui conflitti economici che annullano i sentimenti e favoriscono la visione pessimistica della società che si spinge solamente a lottare per la vita economica. L’indifferenza dei nobili verso Gesualdo divide i suoi sentimenti e lo porta a isolarsi.

Quindi non esistono valori, la società è negativa e vi è rancore e odio tra uomo e uomo.

ROSSO MALPELO

Rosso Malpelo è la novella che rappresenta al meglio la condizione dei lavoratori nell’800. CONTESTO

La novella è ambientata in una cava di rena rossa, in Sicilia, nella seconda metà dell’Ottocento. Nella cava lavorano il protagonista, Rosso Malpelo, suo padre ed altri personaggi. PERSONAGGI

Rosso Malpelo – il protagonista della novella, chiamato così per il colore dei suoi capelli. Secondo un proverbio sacro nel mondo popolare, –“Russu malu pilu” – chi ha i capelli rossi è persona cattiva e ribelle; conseguenza di questo detto è l’emarginazione ed il maltrattamento di tutti nei confronti di Rosso Malpelo. In realtà egli è un ragazzo buono ma, a forza di sentirsi dire da tutti che è un mascalzone, finisce per crederlo egli stesso. L’unica persona che vuole bene al ragazzo è suo padre, ma alla morte di questi Rosso non ha più punti di riferimento perché verrà abbandonato anche dalla madre e dalla sorella. Non avendo più nessuno, il protagonista si dedica solo alla cava e per lui scavare vuol dire solamente liberare il padre dalla rena che lo ha intrappolato, facendolo morire soffocato. Tutta la rabbia che Malpelo accumula per il modo in cui viene trattato, la riversa su un povero asino, che successivamente morirà, e su un ragazzino di nome Ranocchio, al quale vuole anche molto bene, che morirà anch’egli a causa di una malattia. Rosso Malpelo vede nella morte del padre, di Ranocchio e dell’asino un’evasione dalla cava e crede che l’unico modo per andare via da quell’orrendo luogo sia proprio la morte, che il

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ragazzino incontra quando accetta consapevolmente i rischi legati ad una missione esplorativa mortale che tutti avevano rifiutato.

Mastro Misciu Bestia – il padre di Rosso Malpelo. Mastro (nome solitamente assegnato ai muratori) Misciu (diminutivo di Domenico) Bestia (così soprannominato perché ritenuto la bestia da soma di tutta la cava) lavora anch’egli nella cava, fino alla morte che avviene mentre esegue un lavoro molto pericoloso.

Ranocchio – il ragazzino che Rosso Malpelo incontra nella cava, molto debole fisicamente e chiamato così perché, in quanto zoppo, ha un modo di camminare che fa pensare ad una rana.

Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi

perché era un ragazzo malizioso e cattivo, che prometteva di riescire un fior di birbone. Sicché tutti alla cava della rena rossa lo chiamavano Malpelo; e persino sua madre, col sentirgli dir sempre a quel modo, aveva quasi dimenticato il suo nome di battesimo.

Del resto, ella lo vedeva soltanto il sabato sera, quando tornava a casa con quei pochi soldi della settimana; e siccome era malpelo c'era anche a temere che ne sottraesse un paio, di quei soldi: nel dubbio, per non sbagliare, la sorella maggiore gli faceva la ricevuta a scapaccioni.

Però il padrone della cava aveva confermato che i soldi erano tanti e non più; e in coscienza erano anche troppi per Malpelo, un monellaccio che nessuno avrebbe voluto vederselo davanti, e che tutti schivavano come un can rognoso, e lo accarezzavano coi piedi, allorché se lo trovavano a tiro.

Egli era davvero un brutto ceffo, torvo, ringhioso, e selvatico. Al mezzogiorno, mentre tutti gli altri operai della cava si mangiavano in crocchio la loro minestra, e facevano un po' di ricreazione, egli andava a rincantucciarsi col suo corbello fra le gambe, per rosicchiarsi quel po' di pane bigio, come fanno le bestie sue pari, e ciascuno gli diceva la sua, motteggiandolo, e gli tiravan dei sassi, finché il soprastante lo rimandava al lavoro con una pedata. Ei c'ingrassava, fra i calci, e si lasciava caricare meglio dell'asino grigio, senza osar di lagnarsi. Era sempre cencioso e sporco di rena rossa, che la sua sorella s'era fatta sposa, e aveva altro pel capo che pensare a ripulirlo la domenica. Nondimeno era conosciuto come la bettonica per tutto Monserrato e la Caverna, tanto che la cava dove lavorava la chiamavano «la cava di Malpelo», e cotesto al padrone gli seccava assai. Insomma lo tenevano addirittura per carità e perché mastro Misciu, suo padre, era morto in quella stessa cava.

Era morto così, che un sabato aveva voluto terminare certo lavoro preso a cottimo, di un pilastro lasciato altra volta per sostegno dell'ingrottato, e dacché non serviva più, s'era calcolato, così ad occhio col padrone, per 35 o 40 carra di rena. Invece mastro Misciu sterrava da tre giorni, e ne avanzava ancora per la mezza giornata del lunedì. Era stato un magro affare e solo un minchione come mastro Misciu aveva potuto lasciarsi gabbare a questo modo dal padrone; perciò appunto lo chiamavano mastro Misciu Bestia, ed era l'asino da basto di tutta la cava. Ei, povero diavolaccio, lasciava dire, e si contentava di buscarsi il pane colle sue

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braccia, invece di menarle addosso ai compagni, e attaccar brighe. Malpelo faceva un visaccio, come se quelle soperchierie cascassero sulle sue spalle, e così piccolo com'era aveva di quelle occhiate che facevano dire agli altri: - Va là, che tu non ci morrai nel tuo letto, come tuo padre -.

Invece nemmen suo padre ci morì, nel suo letto, tuttoché fosse una buona bestia. Zio Mommu lo sciancato, aveva detto che quel pilastro lì ei non l'avrebbe tolto per venti onze, tanto era pericoloso; ma d'altra parte tutto è pericolo nelle cave, e se si sta a badare a tutte le sciocchezze che si dicono, è meglio andare a fare l'avvocato.

Dunque il sabato sera mastro Misciu raschiava ancora il suo pilastro che l'avemaria era suonata da un pezzo, e tutti i suoi compagni avevano accesa la pipa e se n'erano andati dicendogli di divertirsi a grattar la rena per amor del padrone, o raccomandandogli di non fare la morte del sorcio. Ei, che c'era avvezzo alle beffe, non dava retta, e rispondeva soltanto cogli «ah! ah!» dei suoi bei colpi di zappa in pieno, e intanto borbottava:

- Questo è per il pane! Questo pel vino! Questo per la gonnella di Nunziata! - e così andava facendo il conto del come avrebbe speso i denari del suo appalto, il cottimante!

Fuori della cava il cielo formicolava di stelle, e laggiù la lanterna fumava e girava al pari di un arcolaio. Il grosso pilastro rosso, sventrato a colpi di zappa, contorcevasi e si piegava in arco, come se avesse il mal di pancia, e dicesse ohi! anch'esso. Malpelo andava sgomberando il terreno, e metteva al sicuro il piccone, il sacco vuoto ed il fiasco del vino.

Il padre, che gli voleva bene, poveretto, andava dicendogli: - Tirati in là! - oppure: - Sta attento! Bada se cascano dall'alto dei sassolini o della rena grossa, e scappa! - Tutt'a un tratto, punf! Malpelo, che si era voltato a riporre i ferri nel corbello, udì un tonfo sordo, come fa la rena traditora allorché fa pancia e si sventra tutta in una volta, ed il lume si spense.

L'ingegnere che dirigeva i lavori della cava, si trovava a teatro quella sera, e non avrebbe cambiato la sua poltrona con un trono, quando vennero a cercarlo per il babbo di Malpelo che aveva fatto la morte del sorcio. Tutte le femminucce di Monserrato, strillavano e si picchiavano il petto per annunziare la gran disgrazia ch'era toccata a comare Santa, la sola, poveretta, che non dicesse nulla, e sbatteva i denti invece, quasi avesse la terzana. L'ingegnere, quando gli ebbero detto il come e il quando, che la disgrazia era accaduta da circa tre ore, e Misciu Bestia doveva già essere bell'e arrivato in Paradiso, andò proprio per scarico di coscienza, con scale e corde, a fare il buco nella rena. Altro che quaranta carra! Lo sciancato disse che a sgomberare il sotterraneo ci voleva almeno una settimana. Della rena ne era caduta una montagna, tutta fina e ben bruciata dalla lava, che si sarebbe impastata colle mani, e dovea prendere il doppio di calce. Ce n'era da riempire delle carra per delle settimane. Il bell'affare di mastro Bestia!

Nessuno badava al ragazzo che si graffiava la faccia ed urlava, come una bestia davvero.

- To'! - disse infine uno. - È Malpelo! Di dove è saltato fuori, adesso? - Se non fosse stato Malpelo non se la sarebbe passata liscia... -

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Malpelo non rispondeva nulla, non piangeva nemmeno, scavava colle unghie colà, nella rena, dentro la buca, sicché nessuno s'era accorto di lui; e quando si accostarono col lume, gli videro tal viso stravolto, e tali occhiacci invetrati, e la schiuma alla bocca da far paura; le unghie gli si erano strappate e gli pendevano dalle mani tutte in sangue. Poi quando vollero toglierlo di là fu un affar serio; non potendo più graffiare, mordeva come un cane arrabbiato, e dovettero afferrarlo pei capelli, per tirarlo via a viva forza.

Però infine tornò alla cava dopo qualche giorno, quando sua madre piagnucolando ve lo condusse per mano; giacché, alle volte, il pane che si mangia non si può andare a cercarlo di qua e di là. Lui non volle più allontanarsi da quella galleria, e sterrava con accanimento, quasi ogni corbello di rena lo levasse di sul petto a suo padre. Spesso, mentre scavava, si fermava bruscamente, colla zappa in aria, il viso torvo e gli occhi stralunati, e sembrava che stesse ad ascoltare qualche cosa che il suo diavolo gli susurrasse nelle orecchie, dall'altra parte della montagna di rena caduta. In quei giorni era più tristo e cattivo del solito, talmente che non mangiava quasi, e il pane lo buttava al cane, quasi non fosse grazia di Dio. Il cane gli voleva bene, perché i cani non guardano altro che la mano che gli dà il pane, e le botte, magari. Ma l'asino, povera bestia, sbilenco e macilento, sopportava tutto lo sfogo della cattiveria di Malpelo; ei lo picchiava senza pietà, col manico della zappa, e borbottava:

- Così creperai più presto! - Dopo la morte del babbo pareva che gli fosse entrato il diavolo in corpo, e

lavorava al pari di quei bufali feroci che si tengono coll'anello di ferro al naso. Sapendo che era malpelo, ei si acconciava ad esserlo il peggio che fosse possibile, e se accadeva una disgrazia, o che un operaio smarriva i ferri, o che un asino si rompeva una gamba, o che crollava un tratto di galleria, si sapeva sempre che era stato lui; e infatti ei si pigliava le busse senza protestare, proprio come se le pigliano gli asini che curvano la schiena, ma seguitano a fare a modo loro. Cogli altri ragazzi poi era addirittura crudele, e sembrava che si volesse vendicare sui deboli di tutto il male che s'immaginava gli avessero fatto gli altri, a lui e al suo babbo. Certo ei provava uno strano diletto a rammentare ad uno ad uno tutti i maltrattamenti ed i soprusi che avevano fatto subire a suo padre, e del modo in cui l'avevano lasciato crepare. E quando era solo borbottava: - Anche con me fanno così! e a mio padre gli dicevano Bestia, perché egli non faceva così! - E una volta che passava il padrone, accompagnandolo con un'occhiata torva: - È stato lui! per trentacinque tarì! - E un'altra volta, dietro allo Sciancato: - E anche lui! e si metteva a ridere! Io l'ho udito, quella sera! -

Per un raffinamento di malignità sembrava aver preso a proteggere un povero ragazzetto, venuto a lavorare da poco tempo nella cava, il quale per una caduta da un ponte s'era lussato il femore, e non poteva far più il manovale. Il poveretto, quando portava il suo corbello di rena in spalla, arrancava in modo che gli avevano messo nome Ranocchio; ma lavorando sotterra, così Ranocchio com'era, il suo pane se lo buscava. Malpelo gliene dava anche del suo, per prendersi il gusto di tiranneggiarlo, dicevano.

Infatti egli lo tormentava in cento modi. Ora lo batteva senza un motivo e senza misericordia, e se Ranocchio non si difendeva, lo picchiava più forte, con maggiore

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accanimento, dicendogli: - To', bestia! Bestia sei! Se non ti senti l'animo di difenderti da me che non ti voglio male, vuol dire che ti lascerai pestare il viso da questo e da quello! -

O se Ranocchio si asciugava il sangue che gli usciva dalla bocca e dalle narici: - Così, come ti cuocerà il dolore delle busse, imparerai a darne anche tu! - Quando cacciava un asino carico per la ripida salita del sotterraneo, e lo vedeva puntare gli zoccoli, rifinito, curvo sotto il peso, ansante e coll'occhio spento, ei lo batteva senza misericordia, col manico della zappa, e i colpi suonavano secchi sugli stinchi e sulle costole scoperte. Alle volte la bestia si piegava in due per le battiture, ma stremo di forze, non poteva fare un passo, e cadeva sui ginocchi, e ce n'era uno il quale era caduto tante volte, che ci aveva due piaghe alle gambe. Malpelo soleva dire a Ranocchio: - L'asino va picchiato, perché non può picchiar lui; e s'ei potesse picchiare, ci pesterebbe sotto i piedi e ci strapperebbe la carne a morsi -.

Oppure: - Se ti accade di dar delle busse, procura di darle più forte che puoi; così gli altri ti terranno da conto, e ne avrai tanti di meno addosso -.

Lavorando di piccone o di zappa poi menava le mani con accanimento, a mo' di uno che l'avesse con la rena, e batteva e ribatteva coi denti stretti, e con quegli ah! ah! che aveva suo padre. - La rena è traditora, - diceva a Ranocchio sottovoce; - somiglia a tutti gli altri, che se sei più debole ti pestano la faccia, e se sei più forte, o siete in molti, come fa lo Sciancato, allora si lascia vincere. Mio padre la batteva sempre, ed egli non batteva altro che la rena, perciò lo chiamavano Bestia, e la rena se lo mangiò a tradimento, perché era più forte di lui -.

Ogni volta che a Ranocchio toccava un lavoro troppo pesante, e il ragazzo piagnucolava a guisa di una femminuccia, Malpelo lo picchiava sul dorso, e lo sgridava: - Taci, pulcino! - e se Ranocchio non la finiva più, ei gli dava una mano, dicendo con un certo orgoglio: - Lasciami fare; io sono più forte di te -. Oppure gli dava la sua mezza cipolla, e si contentava di mangiarsi il pane asciutto, e si stringeva nelle spalle, aggiungendo: - Io ci sono avvezzo -.

Era avvezzo a tutto lui, agli scapaccioni, alle pedate, ai colpi di manico di badile, o di cinghia da basto, a vedersi ingiuriato e beffato da tutti, a dormire sui sassi colle braccia e la schiena rotta da quattordici ore di lavoro; anche a digiunare era avvezzo, allorché il padrone lo puniva levandogli il pane o la minestra. Ei diceva che la razione di busse non gliel'aveva levata mai, il padrone; ma le busse non costavano nulla. Non si lamentava però, e si vendicava di soppiatto, a tradimento, con qualche tiro di quelli che sembrava ci avesse messo la coda il diavolo: perciò ei si pigliava sempre i castighi, anche quando il colpevole non era stato lui. Già se non era stato lui sarebbe stato capace di esserlo, e non si giustificava mai: per altro sarebbe stato inutile. E qualche volta, come Ranocchio spaventato lo scongiurava piangendo di dire la verità, e di scolparsi, ei ripeteva: - A che giova? Sono malpelo! - e nessuno avrebbe potuto dire se quel curvare il capo e le spalle sempre fosse effetto di fiero orgoglio o di disperata rassegnazione, e non si sapeva nemmeno se la sua fosse salvatichezza o timidità. Il certo era che nemmeno sua madre aveva avuta mai una carezza da lui, e quindi non gliene faceva mai.

Il sabato sera, appena arrivava a casa con quel suo visaccio imbrattato di lentiggini e di rena rossa, e quei cenci che gli piangevano addosso da ogni parte, la sorella afferrava il manico della scopa, scoprendolo sull'uscio in quell'arnese, ché

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avrebbe fatto scappare il suo damo se vedeva con qual gente gli toccava imparentarsi; la madre era sempre da questa o da quella vicina, e quindi egli andava a rannicchiarsi sul suo saccone come un cane malato. Per questo, la domenica, in cui tutti gli altri ragazzi del vicinato si mettevano la camicia pulita per andare a messa o per ruzzare nel cortile, ei sembrava non avesse altro spasso che di andar randagio per le vie degli orti, a dar la caccia alle lucertole e alle altre povere bestie che non gli avevano fatto nulla, oppure a sforacchiare le siepi dei fichidindia. Per altro le beffe e le sassate degli altri fanciulli non gli piacevano.

La vedova di mastro Misciu era disperata di aver per figlio quel malarnese, come dicevano tutti, ed egli era ridotto veramente come quei cani, che a furia di buscarsi dei calci e delle sassate da questo e da quello, finiscono col mettersi la coda fra le gambe e scappare alla prima anima viva che vedono, e diventano affamati, spelati e selvatici come lupi. Almeno sottoterra, nella cava della rena, brutto, cencioso e lercio com'era, non lo beffavano più, e sembrava fatto apposta per quel mestiere persin nel colore dei capelli, e in quegli occhiacci di gatto che ammiccavano se vedevano il sole. Così ci sono degli asini che lavorano nelle cave per anni ed anni senza uscirne mai più, ed in quei sotterranei, dove il pozzo d'ingresso è a picco, ci si calan colle funi, e ci restano finché vivono. Sono asini vecchi, è vero, comprati dodici o tredici lire, quando stanno per portarli alla Plaja, a strangolarli; ma pel lavoro che hanno da fare laggiù sono ancora buoni; e Malpelo, certo, non valeva di più; se veniva fuori dalla cava il sabato sera, era perché aveva anche le mani per aiutarsi colla fune, e doveva andare a portare a sua madre la paga della settimana.

Certamente egli avrebbe preferito di fare il manovale, come Ranocchio, e lavorare cantando sui ponti, in alto, in mezzo all'azzurro del cielo, col sole sulla schiena, - o il carrettiere, come compare Gaspare, che veniva a prendersi la rena della cava, dondolandosi sonnacchioso sulle stanghe, colla pipa in bocca, e andava tutto il giorno per le belle strade di campagna; - o meglio ancora, avrebbe voluto fare il contadino, che passa la vita fra i campi, in mezzo ai verde, sotto i folti carrubbi, e il mare turchino là in fondo, e il canto degli uccelli sulla testa. Ma quello era stato il mestiere di suo padre, e in quel mestiere era nato lui. E pensando a tutto ciò, narrava a Ranocchio del pilastro che era caduto addosso al genitore, e dava ancora della rena fina e bruciata che il carrettiere veniva a caricare colla pipa in bocca, e dondolandosi sulle stanghe, e gli diceva che quando avrebbero finito di sterrare si sarebbe trovato il cadavere del babbo, il quale doveva avere dei calzoni di fustagno quasi nuovi. Ranocchio aveva paura, ma egli no. Ei pensava che era stato sempre là, da bambino, e aveva sempre visto quel buco nero, che si sprofondava sotterra, dove il padre soleva condurlo per mano. Allora stendeva le braccia a destra e a sinistra, e descriveva come l'intricato laberinto delle gallerie si stendesse sotto i loro piedi all'infinito, di qua e di là, sin dove potevano vedere la sciara nera e desolata, sporca di ginestre riarse, e come degli uomini ce n'erano rimasti tanti, o schiacciati, o smarriti nel buio, e che camminano da anni e camminano ancora, senza poter scorgere lo spiraglio del pozzo pel quale sono entrati, e senza poter udire le strida disperate dei figli, i quali li cercano inutilmente.

Ma una volta in cui riempiendo i corbelli si rinvenne una delle scarpe di mastro Misciu, ei fu colto da tal tremito che dovettero tirarlo all'aria aperta colle

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funi, proprio come un asino che stesse per dar dei calci al vento. Però non si poterono trovare né i calzoni quasi nuovi, né il rimanente di mastro Misciu; sebbene i pratici affermarono che quello dovea essere il luogo preciso dove il pilastro gli si era rovesciato addosso; e qualche operaio, nuovo al mestiere, osservava curiosamente come fosse capricciosa la rena, che aveva sbatacchiato il Bestia di qua e di là, le scarpe da una parte e i piedi dall'altra.

Dacché poi fu trovata quella scarpa, Malpelo fu colto da tal paura di veder comparire fra la rena anche il piede nudo del babbo, che non volle mai più darvi un colpo di zappa, gliela dessero a lui sul capo, la zappa. Egli andò a lavorare in un altro punto della galleria, e non volle più tornare da quelle parti. Due o tre giorni dopo scopersero infatti il cadavere di mastro Misciu, coi calzoni indosso, e steso bocconi che sembrava imbalsamato. Lo zio Mommu osservò che aveva dovuto penar molto a finire, perché il pilastro gli si era piegato proprio addosso, e l'aveva sepolto vivo: si poteva persino vedere tutt'ora che mastro Bestia avea tentato istintivamente di liberarsi scavando nella rena, e avea le mani lacerate e le unghie rotte.

- Proprio come suo figlio Malpelo! - ripeteva lo sciancato - ei scavava di qua, mentre suo figlio scavava di là -. Però non dissero nulla al ragazzo, per la ragione che lo sapevano maligno e vendicativo.

Il carrettiere si portò via il cadavere di mastro Misciu al modo istesso che caricava la rena caduta e gli asini morti, ché stavolta, oltre al lezzo del carcame, trattavasi di un compagno, e di carne battezzata. La vedova rimpiccolì i calzoni e la camicia, e li adattò a Malpelo, il quale così fu vestito quasi a nuovo per la prima volta. Solo le scarpe furono messe in serbo per quando ei fosse cresciuto, giacché rimpiccolire le scarpe non si potevano, e il fidanzato della sorella non le aveva volute le scarpe del morto.

Malpelo se li lisciava sulle gambe, quei calzoni di fustagno quasi nuovi, gli pareva che fossero dolci e lisci come le mani del babbo, che solevano accarezzargli i capelli, quantunque fossero così ruvide e callose. Le scarpe poi, le teneva appese a un chiodo, sul saccone, quasi fossero state le pantofole del papa, e la domenica se le pigliava in mano, le lustrava e se le provava; poi le metteva per terra, l'una accanto all'altra, e stava a guardarle, coi gomiti sui ginocchi, e il mento nelle palme, per delle ore intere, rimuginando chi sa quali idee in quel cervellaccio.

Ei possedeva delle idee strane, Malpelo! Siccome aveva ereditato anche il piccone e la zappa del padre, se ne serviva, quantunque fossero troppo pesanti per l'età sua; e quando gli aveano chiesto se voleva venderli, che glieli avrebbero pagati come nuovi, egli aveva risposto di no. Suo padre li aveva resi così lisci e lucenti nel manico colle sue mani, ed ei non avrebbe potuto farsene degli altri più lisci e lucenti di quelli, se ci avesse lavorato cento e poi cento anni. In quel tempo era crepato di stenti e di vecchiaia l'asino grigio; e il carrettiere era andato a buttarlo lontano nella sciara.

- Così si fa, - brontolava Malpelo; - gli arnesi che non servono più, si buttano lontano -.

Egli andava a visitare il carcame del grigio in fondo al burrone, e vi conduceva a forza anche Ranocchio, il quale non avrebbe voluto andarci; e Malpelo gli diceva che a questo mondo bisogna avvezzarsi a vedere in faccia ogni cosa, bella o brutta; e stava a considerare con l'avida curiosità di un monellaccio i cani che

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accorrevano da tutte le fattorie dei dintorni a disputarsi le carni del grigio. I cani scappavano guaendo, come comparivano i ragazzi, e si aggiravano ustolando sui greppi dirimpetto, ma il Rosso non lasciava che Ranocchio li scacciasse a sassate. - Vedi quella cagna nera, - gli diceva, - che non ha paura delle tue sassate? Non ha paura perché ha più fame degli altri. Gliele vedi quelle costole al grigio? Adesso non soffre più -. L'asino grigio se ne stava tranquillo, colle quattro zampe distese, e lasciava che i cani si divertissero a vuotargli le occhiaie profonde, e a spolpargli le ossa bianche; i denti che gli laceravano le viscere non lo avrebbero fatto piegare di un pelo, come quando gli accarezzavano la schiena a badilate, per mettergli in corpo un po' di vigore nel salire la ripida viuzza. - Ecco come vanno le cose! Anche il grigio ha avuto dei colpi di zappa e delle guidalesche; anch'esso quando piegava sotto il peso, o gli mancava il fiato per andare innanzi, aveva di quelle occhiate, mentre lo battevano, che sembrava dicesse: «Non più! non più!». Ma ora gli occhi se li mangiano i cani, ed esso se ne ride dei colpi e delle guidalesche, con quella bocca spolpata e tutta denti. Ma se non fosse mai nato sarebbe stato meglio -.

La sciara si stendeva malinconica e deserta, fin dove giungeva la vista, e saliva e scendeva in picchi e burroni, nera e rugosa, senza un grillo che vi trillasse, o un uccello che venisse a cantarci. Non si udiva nulla, nemmeno i colpi di piccone di coloro che lavoravano sotterra. E ogni volta Malpelo ripeteva che la terra lì sotto era tutta vuota dalle gallerie, per ogni dove, verso il monte e verso la valle; tanto che una volta un minatore c'era entrato da giovane, e n'era uscito coi capelli bianchi, e un altro, cui s'era spenta la candela, aveva invano gridato aiuto per anni ed anni.

- Egli solo ode le sue stesse grida! - diceva, e a quell'idea, sebbene avesse il cuore più duro della sciara, trasaliva.

- Il padrone mi manda spesso lontano, dove gli altri hanno paura d'andare. Ma io sono Malpelo, e se non torno più, nessuno mi cercherà -.

Pure, durante le belle notti d'estate, le stelle splendevano lucenti anche sulla sciara, e la campagna circostante era nera anch'essa, come la lava, ma Malpelo, stanco della lunga giornata di lavoro, si sdraiava sul sacco, col viso verso il cielo, a godersi quella quiete e quella luminaria dell'alto; perciò odiava le notti di luna, in cui il mare formicola di scintille, e la campagna si disegna qua e là vagamente - perché allora la sciara sembra più bella e desolata.

- Per noi che siamo fatti per vivere sotterra, - pensava Malpelo, - dovrebbe essere buio sempre e da per tutto -.

La civetta strideva sulla sciara, e ramingava di qua e di là; ei pensava: - Anche la civetta sente i morti che son qua sotterra, e si dispera perché non

può andare a trovarli -. Ranocchio aveva paura delle civette e dei pipistrelli; ma il Rosso lo sgridava,

perché chi è costretto a star solo non deve aver paura di nulla, e nemmeno l'asino grigio aveva paura dei cani che se lo spolpavano, ora che le sue carni non sentivano più il dolore di esser mangiate.

- Tu eri avvezzo a lavorar sui tetti come i gatti, - gli diceva, - e allora era tutt'altra cosa. Ma adesso che ti tocca a viver sotterra, come i topi, non bisogna più aver paura dei topi, né dei pipistrelli, che son topi vecchi con le ali; quelli ci stanno volentieri in compagnia dei morti -.

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Ranocchio invece provava una tale compiacenza a spiegargli quel che ci stessero a far le stelle lassù in alto; e gli raccontava che lassù c'era il paradiso, dove vanno a stare i morti che sono stati buoni, e non hanno dato dispiaceri ai loro genitori. - Chi te l'ha detto? - domandava Malpelo, e Ranocchio rispondeva che glielo aveva detto la mamma.

Allora Malpelo si grattava il capo, e sorridendo gli faceva un certo verso da monellaccio malizioso che la sa lunga. - Tua madre ti dice così perché, invece dei calzoni, tu dovresti portar la gonnella -.

E dopo averci pensato un po': - Mio padre era buono, e non faceva male a nessuno, tanto che lo chiamavano

Bestia. Invece è là sotto, ed hanno persino trovato i ferri, le scarpe e questi calzoni qui che ho indosso io -.

Da lì a poco, Ranocchio, il quale deperiva da qualche tempo, si ammalò in modo che la sera dovevano portarlo fuori dalla cava sull'asino, disteso fra le corbe, tremante di febbre come un pulcin bagnato. Un operaio disse che quel ragazzo non ne avrebbe fatto osso duro a quel mestiere, e che per lavorare in una miniera, senza lasciarvi la pelle, bisognava nascervi. Malpelo allora si sentiva orgoglioso di esserci nato, e di mantenersi così sano e vigoroso in quell'aria malsana, e con tutti quegli stenti. Ei si caricava Ranocchio sulle spalle, e gli faceva animo alla sua maniera, sgridandolo e picchiandolo. Ma una volta, nel picchiarlo sul dorso, Ranocchio fu colto da uno sbocco di sangue; allora Malpelo spaventato si affannò a cercargli nel naso e dentro la bocca cosa gli avesse fatto, e giurava che non avea potuto fargli poi gran male, così come l'aveva battuto, e a dimostrarglielo, si dava dei gran pugni sul petto e sulla schiena, con un sasso; anzi un operaio, lì presente, gli sferrò un gran calcio sulle spalle: un calcio che risuonò come su di un tamburo, eppure Malpelo non si mosse, e soltanto dopo che l'operaio se ne fu andato, aggiunse:

- Lo vedi? Non mi ha fatto nulla! E ha picchiato più forte di me, ti giuro! - Intanto Ranocchio non guariva, e seguitava a sputar sangue, e ad aver la

febbre tutti i giorni. Allora Malpelo prese dei soldi della paga della settimana, per comperargli del vino e della minestra calda, e gli diede i suoi calzoni quasi nuovi, che lo coprivano meglio. Ma Ranocchio tossiva sempre, e alcune volte sembrava soffocasse; la sera poi non c'era modo di vincere il ribrezzo della febbre, né con sacchi, né coprendolo di paglia, né mettendolo dinanzi alla fiammata. Malpelo se ne stava zitto ed immobile, chino su di lui, colle mani sui ginocchi, fissandolo con quei suoi occhiacci spalancati, quasi volesse fargli il ritratto, e allorché lo udiva gemere sottovoce, e gli vedeva il viso trafelato e l'occhio spento, preciso come quello dell'asino grigio allorché ansava rifinito sotto il carico nel salire la viottola, egli borbottava:

- È meglio che tu crepi presto! Se devi soffrire a quel modo, è meglio che tu crepi! -

E il padrone diceva che Malpelo era capace di schiacciargli il capo, a quel ragazzo, e bisognava sorvegliarlo.

Finalmente un lunedì Ranocchio non venne più alla cava, e il padrone se ne lavò le mani, perché allo stato in cui era ridotto oramai era più di impiccio che altro. Malpelo si informò dove stesse di casa, e il sabato andò a trovarlo. Il povero

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Ranocchio era più di là che di qua; sua madre piangeva e si disperava come se il figliuolo fosse di quelli che guadagnano dieci lire la settimana.

Cotesto non arrivava a comprenderlo Malpelo, e domandò a Ranocchio perché sua madre strillasse a quel modo, mentre che da due mesi ei non guadagnava nemmeno quel che si mangiava. Ma il povero Ranocchio non gli dava retta; sembrava che badasse a contare quanti travicelli c'erano sul tetto. Allora il Rosso si diede ad almanaccare che la madre di Ranocchio strillasse a quel modo perché il suo figliuolo era sempre stato debole e malaticcio, e l'aveva tenuto come quei marmocchi che non si slattano mai. Egli invece era stato sano e robusto, ed era malpelo, e sua madre non aveva mai pianto per lui, perché non aveva mai avuto timore di perderlo.

Poco dopo, alla cava dissero che Ranocchio era morto, ed ei pensò che la civetta adesso strideva anche per lui la notte, e tornò a visitare le ossa spolpate del grigio, nel burrone dove solevano andare insieme con Ranocchio. Ora del grigio non rimanevano più che le ossa sgangherate, ed anche di Ranocchio sarebbe stato così. Sua madre si sarebbe asciugati gli occhi, poiché anche la madre di Malpelo s'era asciugati i suoi, dopo che mastro Misciu era morto, e adesso si era maritata un'altra volta, ed era andata a stare a Cifali colla figliuola maritata, e avevano chiusa la porta di casa. D'ora in poi, se lo battevano, a loro non importava più nulla, e a lui nemmeno, ché quando sarebbe divenuto come il grigio o come Ranocchio, non avrebbe sentito più nulla.

Verso quell'epoca venne a lavorare nella cava uno che non s'era mai visto, e si teneva nascosto il più che poteva. Gli altri operai dicevano fra di loro che era scappato dalla prigione, e se lo pigliavano ce lo tornavano a chiudere per anni ed anni. Malpelo seppe in quell'occasione che la prigione era un luogo dove si mettevano i ladri, e i malarnesi come lui, e si tenevano sempre chiusi là dentro e guardati a vista.

Da quel momento provò una malsana curiosità per quell'uomo che aveva provata la prigione e ne era scappato. Dopo poche settimane però il fuggitivo dichiarò chiaro e tondo che era stanco di quella vitaccia da talpa, e piuttosto si contentava di stare in galera tutta la vita, ché la prigione, in confronto, era un paradiso, e preferiva tornarci coi suoi piedi.

- Allora perché tutti quelli che lavorano nella cava non si fanno mettere in prigione? - domandò Malpelo.

- Perché non sono malpelo come te! - rispose lo Sciancato. - Ma non temere, che tu ci andrai! e ci lascerai le ossa! -

Invece le ossa le lasciò nella cava, Malpelo come suo padre, ma in modo diverso. Una volta si doveva esplorare un passaggio che doveva comunicare col pozzo grande a sinistra, verso la valle, e se la cosa andava bene, si sarebbe risparmiata una buona metà di mano d'opera nel cavar fuori la rena. Ma a ogni modo, però, c'era il pericolo di smarrirsi e di non tornare mai più. Sicché nessun padre di famiglia voleva avventurarcisi, né avrebbe permesso che si arrischiasse il sangue suo, per tutto l'oro del mondo.

Malpelo, invece, non aveva nemmeno chi si prendesse tutto l'oro del mondo per la sua pelle, se pure la sua pelle valeva tanto: sicché pensarono a lui. Allora, nel partire, si risovvenne del minatore, il quale si era smarrito, da anni ed anni, e

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cammina e cammina ancora al buio, gridando aiuto, senza che nessuno possa udirlo. Ma non disse nulla. Del resto a che sarebbe giovato? Prese gli arnesi di suo padre, il piccone, la zappa, la lanterna, il sacco col pane, il fiasco del vino, e se ne andò: né più si seppe nulla di lui.

Così si persero persin le ossa di Malpelo, e i ragazzi della cava abbassano la voce quando parlano di lui nel sotterraneo, ché hanno paura di vederselo comparire dinanzi, coi capelli rossi e gli occhiacci grigi.


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175,00 €      140,00 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti Schott BOMBER BY SCHOTT Nero
Schott
Bomber By Schott
175,00 €      140,00 € -30 % Abbigliamento Uomo Giubbotti Lonsdale BORGUE Marine
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Borgue
69,90 €      48,90 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti Lonsdale BORGUE Marine
Prezzi bassi Lonsdale
Borgue
69,90 €      48,90 € -20 % Abbigliamento Uomo Giubbotti Geox JIRDAN Grigio
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Jirdan
119,00 €      95,20 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti Geox JIRDAN Grigio
Prezzi bassi Geox
Jirdan
119,00 €      95,20 € -30 % Abbigliamento Uomo Giubbotti Geox YELOE Marine
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Yeloe
179,00 €      125,30 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti Geox YELOE Marine
Prezzi bassi Geox
Yeloe
179,00 €      125,30 € Abbigliamento Uomo Giacche in jeans Levi's THE TRUCKER JACKET Blu
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The Trucker Jacket
108,99 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giacche in jeans Levi's THE TRUCKER JACKET Blu
Novità Levi's
The Trucker Jacket
108,99 € Abbigliamento Uomo giacca a vento Nike WINDRUNNER Nero
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Windrunner
78,99 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo giacca a vento Nike WINDRUNNER Nero
Novità Nike
Windrunner
78,99 € Abbigliamento Uomo Giacche in jeans Levi's TYPE 3 SHERPA TRUCKER Blu / Jean
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Type 3 Sherpa Trucker
128,99 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giacche in jeans Levi's TYPE 3 SHERPA TRUCKER Blu / Jean
Novità Levi's
Type 3 Sherpa Trucker
128,99 € -20 % Abbigliamento Uomo Giacca in cuoio / simil cuoio Schott LC 940 D Nero
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Lc 940 D
325,00 €      260,00 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giacca in cuoio / simil cuoio Schott LC 940 D Nero
Schott
Lc 940 D
325,00 €      260,00 € -20 % Abbigliamento Uomo Giubbotti Schott CABILOTE Nero
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Cabilote
90,00 €      72,00 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti Schott CABILOTE Nero
Prezzi bassi Schott
Cabilote
90,00 €      72,00 € Abbigliamento Uomo Giubbotti Dickies CORNWELL Nero
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Cornwell
78,99 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti Dickies CORNWELL Nero
Novità Dickies
Cornwell
78,99 € -20 % Abbigliamento Uomo Giacche in jeans Levi's THE TRUCKER JACKET Marine / Jean
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The Trucker Jacket
109,00 €      87,20 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giacche in jeans Levi's THE TRUCKER JACKET Marine / Jean
Levi's
The Trucker Jacket
109,00 €      87,20 € Abbigliamento Uomo Giacca in cuoio / simil cuoio Oakwood 60901 Marrone
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60901
229,00 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giacca in cuoio / simil cuoio Oakwood 60901 Marrone
Novità Oakwood
60901
229,00 € Abbigliamento Uomo Giubbotti Element DULCEY Nero
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Dulcey
140,00 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti Element DULCEY Nero
Novità Element
Dulcey
140,00 € Abbigliamento Uomo Giubbotti Dickies MILFORD Kaki
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Milford
88,99 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti Dickies MILFORD Kaki
Novità Dickies
Milford
88,99 € Abbigliamento giacca a vento K-Way LE VRAI CLAUDE 3.0 Kaki
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Le Vrai Claude 3.0
99,00 € Numeri disponibili Abbigliamento giacca a vento K-Way LE VRAI CLAUDE 3.0 Kaki
Novità K-Way
Le Vrai Claude 3.0
99,00 € Abbigliamento giacca a vento K-Way LE VRAI CLAUDE 3.0 Marine
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Le Vrai Claude 3.0
99,00 € Numeri disponibili Abbigliamento giacca a vento K-Way LE VRAI CLAUDE 3.0 Marine
Novità K-Way
Le Vrai Claude 3.0
99,00 € -20 % Abbigliamento Uomo Giacca in cuoio / simil cuoio Schott LCJULES Nero
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Lcjules
359,00 €      287,20 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giacca in cuoio / simil cuoio Schott LCJULES Nero
Schott
Lcjules
359,00 €      287,20 € Abbigliamento Uomo Giubbotti Schott BOMBER BY SCHOTT Kaki
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Bomber By Schott
200,00 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti Schott BOMBER BY SCHOTT Kaki
Novità Schott
Bomber By Schott
200,00 € -20 % Abbigliamento Uomo Giubbotti Emporio Armani EA7 TRAIN EVOLUTION Nero
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Train Evolution
180,00 €      144,00 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti Emporio Armani EA7 TRAIN EVOLUTION Nero
Prezzi bassi Emporio Armani EA7
Train Evolution
180,00 €      144,00 € -20 % Abbigliamento Uomo Giubbotti K-Way JACQUES MARMOT Nero
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Jacques Marmot
235,00 €      188,00 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti K-Way JACQUES MARMOT Nero
K-Way
Jacques Marmot
235,00 €      188,00 € Abbigliamento Uomo giacca a vento Nike WINDRUNNER Bianco / Nero / Grigio
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Windrunner
78,99 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo giacca a vento Nike WINDRUNNER Bianco / Nero / Grigio
Novità Nike
Windrunner
78,99 € Abbigliamento Uomo Giacca in cuoio / simil cuoio Schott LEVOQ Nero
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Levoq
425,00 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giacca in cuoio / simil cuoio Schott LEVOQ Nero
Novità Schott
Levoq
425,00 € Abbigliamento Uomo Giubbotti Teddy Smith BANER Marine
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Baner
89,90 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti Teddy Smith BANER Marine
Novità Teddy Smith
Baner
89,90 € Abbigliamento Uomo Giubbotti Element DULCEY Bordeaux
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Dulcey
140,00 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti Element DULCEY Bordeaux
Novità Element
Dulcey
140,00 € -20 % Abbigliamento Uomo Giubbotti Jack & Jones FRASER CORE Marine
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Fraser Core
49,99 €      39,99 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti Jack & Jones FRASER CORE Marine
Prezzi bassi Jack & Jones
Fraser Core
49,99 €      39,99 € -30 % Abbigliamento Uomo Giacca in cuoio / simil cuoio Redskins LYNCH Marrone
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Lynch
349,00 €      244,30 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giacca in cuoio / simil cuoio Redskins LYNCH Marrone
Prezzi bassi Redskins
Lynch
349,00 €      244,30 € -20 % Abbigliamento Uomo Giacca in cuoio / simil cuoio Schott IZINOTE Nero
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Izinote
375,00 €      300,00 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giacca in cuoio / simil cuoio Schott IZINOTE Nero
Prezzi bassi Schott
Izinote
375,00 €      300,00 € -20 % Abbigliamento Uomo Giubbotti Schott BOMBER BY SCHOTT Marine
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Bomber By Schott
175,00 €      140,00 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti Schott BOMBER BY SCHOTT Marine
Schott
Bomber By Schott
175,00 €      140,00 € Abbigliamento Uomo Giacca in cuoio / simil cuoio Redskins LYNCH Nero
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Lynch
349,00 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giacca in cuoio / simil cuoio Redskins LYNCH Nero
Novità Redskins
Lynch
349,00 € -20 % Abbigliamento Uomo Giubbotti G-Star Raw A CROTCH Nero
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A Crotch
159,90 €      127,92 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti G-Star Raw A CROTCH Nero
Prezzi bassi G-Star Raw
A Crotch
159,90 €      127,92 € -20 % Abbigliamento Uomo Giubbotti Sergio Tacchini URBAN TECH JACKET Nero
Registrare Prezzi bassi Sergio Tacchini
Urban Tech Jacket
90,00 €      72,00 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti Sergio Tacchini URBAN TECH JACKET Nero
Prezzi bassi Sergio Tacchini
Urban Tech Jacket
90,00 €      72,00 € -20 % Abbigliamento Uomo Giubbotti Schott BOMBER BY SCHOTT Kaki
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Bomber By Schott
175,00 €      140,00 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti Schott BOMBER BY SCHOTT Kaki
Schott
Bomber By Schott
175,00 €      140,00 € Abbigliamento Uomo Giubbotti Harrington HARRINGTON Kaki
Registrare Novità Harrington
Harrington
68,99 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti Harrington HARRINGTON Kaki
Novità Harrington
Harrington
68,99 € -30 % Abbigliamento Uomo giacca a vento Jack & Jones ORIGINALS ORIGINALS Beige
Registrare Prezzi bassi Jack & Jones
Originals Originals
59,99 €      42,00 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo giacca a vento Jack & Jones ORIGINALS ORIGINALS Beige
Prezzi bassi Jack & Jones
Originals Originals
59,99 €      42,00 € -30 % Abbigliamento Uomo Giubbotti Schott CLAY Beige
Registrare Prezzi bassi Schott
Clay
135,00 €      94,50 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti Schott CLAY Beige
Prezzi bassi Schott
Clay
135,00 €      94,50 € -20 % Abbigliamento Uomo giacca a vento Jack & Jones CARE CORE Marine
Registrare Prezzi bassi Jack & Jones
Care Core
69,95 €      55,96 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo giacca a vento Jack & Jones CARE CORE Marine
Prezzi bassi Jack & Jones
Care Core
69,95 €      55,96 € -30 % Abbigliamento Uomo Giacca in cuoio / simil cuoio Chevignon B MUSSILA CUIR Marrone
Registrare Prezzi bassi Chevignon
B Mussila Cuir
419,00 €      293,30 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giacca in cuoio / simil cuoio Chevignon B MUSSILA CUIR Marrone
Prezzi bassi Chevignon
B Mussila Cuir
419,00 €      293,30 € -30 % Abbigliamento Uomo Giubbotti Casual Attitude DANY Nero
Registrare Prezzi bassi Casual Attitude
Dany
90,00 €      63,00 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti Casual Attitude DANY Nero
Prezzi bassi Casual Attitude
Dany
90,00 €      63,00 € -30 % Abbigliamento Uomo Giubbotti Teddy Smith BOWARY Marine
Registrare Prezzi bassi Teddy Smith
Bowary
89,90 €      62,90 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti Teddy Smith BOWARY Marine
Prezzi bassi Teddy Smith
Bowary
89,90 €      62,90 € -20 % Abbigliamento Uomo Giubbotti Schott BOMBER BY SCHOTT Kaki
Registrare Prezzi bassi Schott
Bomber By Schott
175,00 €      140,00 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti Schott BOMBER BY SCHOTT Kaki
Prezzi bassi Schott
Bomber By Schott
175,00 €      140,00 € -30 % Abbigliamento Uomo Giubbotti Schott COACH Marine
Registrare Prezzi bassi Schott
Coach
100,00 €      70,00 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti Schott COACH Marine
Prezzi bassi Schott
Coach
100,00 €      70,00 € Abbigliamento Uomo Giacche in jeans Levi's GOOD SHERPA TRUCKER Nero
Registrare Novità Levi's
Good Sherpa Trucker
128,99 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giacche in jeans Levi's GOOD SHERPA TRUCKER Nero
Novità Levi's
Good Sherpa Trucker
128,99 € Abbigliamento Uomo Giubbotti Harrington HARRINGTON Beige
Registrare Novità Harrington
Harrington
68,99 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti Harrington HARRINGTON Beige
Novità Harrington
Harrington
68,99 € -20 % Abbigliamento Uomo Giubbotti Casual Attitude HIBERNA Marine
Registrare Casual Attitude
Hiberna
50,00 €      40,00 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti Casual Attitude HIBERNA Marine
Casual Attitude
Hiberna
50,00 €      40,00 € -20 % Abbigliamento Uomo Giubbotti Diesel J-MADARA-2 Marine
Registrare Prezzi bassi Diesel
J-madara-2
230,00 €      184,00 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti Diesel J-MADARA-2 Marine
Prezzi bassi Diesel
J-madara-2
230,00 €      184,00 € -30 % Abbigliamento Uomo Giubbotti Geox STRO Marine
Registrare Prezzi bassi Geox
Stro
129,00 €      90,30 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti Geox STRO Marine
Prezzi bassi Geox
Stro
129,00 €      90,30 € Abbigliamento Uomo Giacca in cuoio / simil cuoio Jack & Jones ORIGINALS Nero
Registrare Novità Jack & Jones
Originals
59,99 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giacca in cuoio / simil cuoio Jack & Jones ORIGINALS Nero
Novità Jack & Jones
Originals
59,99 € Abbigliamento Uomo Giubbotti adidas Originals SST QUILTED PRE Nero
Registrare Novità adidas Originals
Sst Quilted Pre
109,95 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti adidas Originals SST QUILTED PRE Nero
Novità adidas Originals
Sst Quilted Pre
109,95 € -20 % Abbigliamento Uomo Giubbotti Ben Sherman HARRINGTON Beige
Registrare Prezzi bassi Ben Sherman
Harrington
125,00 €      100,00 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti Ben Sherman HARRINGTON Beige
Prezzi bassi Ben Sherman
Harrington
125,00 €      100,00 € -30 % Abbigliamento Uomo Giacca in cuoio / simil cuoio Schott BADOUNA Nero
Registrare Prezzi bassi Schott
Badouna
300,00 €      210,00 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giacca in cuoio / simil cuoio Schott BADOUNA Nero
Prezzi bassi Schott
Badouna
300,00 €      210,00 € -30 % Abbigliamento Uomo Giubbotti Schott BOMBER BY SCHOTT Bordeaux
Registrare Prezzi bassi Schott
Bomber By Schott
175,00 €      122,50 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti Schott BOMBER BY SCHOTT Bordeaux
Prezzi bassi Schott
Bomber By Schott
175,00 €      122,50 € -20 % Abbigliamento Uomo Giubbotti Schott FLIGHT 170 Marine
Registrare Prezzi bassi Schott
Flight 170
140,00 €      112,00 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti Schott FLIGHT 170 Marine
Prezzi bassi Schott
Flight 170
140,00 €      112,00 € -20 % Abbigliamento Uomo Giubbotti Geox YELOE Nero
Registrare Prezzi bassi Geox
Yeloe
179,00 €      143,20 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti Geox YELOE Nero
Prezzi bassi Geox
Yeloe
179,00 €      143,20 € Abbigliamento giacca a vento K-Way LE VRAI CLAUDE 3.0 Nero
Registrare Novità K-Way
Le Vrai Claude 3.0
99,00 € Numeri disponibili Abbigliamento giacca a vento K-Way LE VRAI CLAUDE 3.0 Nero
Novità K-Way
Le Vrai Claude 3.0
99,00 € -30 % Abbigliamento Uomo Giubbotti Geox SIRO Kaki
Registrare Prezzi bassi Geox
Siro
129,00 €      90,30 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti Geox SIRO Kaki
Prezzi bassi Geox
Siro
129,00 €      90,30 € -30 % Abbigliamento Uomo Giubbotti Columbia POURING ADVENTURE Grigio
Registrare Prezzi bassi Columbia
Pouring Adventure
89,95 €      63,00 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti Columbia POURING ADVENTURE Grigio
Prezzi bassi Columbia
Pouring Adventure
89,95 €      63,00 € -20 % Abbigliamento Uomo Giacche / Blazer Gaudi ABHINAV Marine / Grigio
Registrare Prezzi bassi Gaudi
Abhinav
109,00 €      87,20 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giacche / Blazer Gaudi ABHINAV Marine / Grigio
Prezzi bassi Gaudi
Abhinav
109,00 €      87,20 € -20 % Abbigliamento Uomo Giubbotti Levi's 3-IN-1 FIELD JACKET Kaki
Registrare Prezzi bassi Levi's
3-in-1 Field Jacket
199,00 €      159,20 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti Levi's 3-IN-1 FIELD JACKET Kaki
Prezzi bassi Levi's
3-in-1 Field Jacket
199,00 €      159,20 € Abbigliamento Uomo Giubbotti Kaporal VRAD Grigio
Registrare Novità Kaporal
Vrad
149,00 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti Kaporal VRAD Grigio
Novità Kaporal
Vrad
149,00 € -30 % Abbigliamento Uomo Giubbotti Ben Sherman HARRINGTON Nero
Registrare Prezzi bassi Ben Sherman
Harrington
125,00 €      87,50 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti Ben Sherman HARRINGTON Nero
Prezzi bassi Ben Sherman
Harrington
125,00 €      87,50 € -20 % Abbigliamento Uomo Giubbotti Schott AIRFORCE1 Nero
Registrare Schott
Airforce1
150,00 €      119,20 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti Schott AIRFORCE1 Nero
Schott
Airforce1
150,00 €      119,20 € -20 % Abbigliamento Uomo Giacca in cuoio / simil cuoio Oakwood 60835-501 Black
Registrare Prezzi bassi Oakwood
60835-501
299,00 €      239,20 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giacca in cuoio / simil cuoio Oakwood 60835-501 Black
Prezzi bassi Oakwood
60835-501
299,00 €      239,20 € -20 % Abbigliamento Uomo Giubbotti Gaastra JEWARD Marine
Registrare Prezzi bassi Gaastra
Jeward
209,95 €      167,96 € Numeri disponibili Abbigliamento Uomo Giubbotti Gaastra JEWARD Marine