Manifestazione famiglia, intervista a Caffarra | Tempi.it chiamate d'oca

È morto il cardinale Caffarra: «Bisogna che il popolo combatta per la legge come per le mura della città»

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giugno 19, 2015 Luigi Amicone

È morto oggi il cardinale Carlo Caffarra. Qui una intervista concessa a Tempi nel 2015. «La manifestazione delle famiglie? È un’iniziativa da sostenere, non si può tacere»

Il cardinale di Bologna Carlo Caffarra in una foto d'archivio. NUCCI/BENVENUTI - ANSA

Questa intervista al cardinale Carlo Caffarra, tratta dal numero di Tempi in edicola, fa parte della serie “Ragione Verità Amicizia”, il manifesto dei nostri vent’anni e della Fondazione Tempi (una proposta che si può sottoscrivere in questa pagina).

Siamo sulla strada. E ci tocca andare senza scodinzolare al primo che passa. E ci getta un osso. E ci vuole accarezzare mentre con l’altra mano gira lo spiedo di una vita umana. Come in un romanzo di Cormac McCarthy. Ci tocca spingere il carrello dentro la pace prenucleare (ma «la guerra avanza», ha ridetto a Sarajevo papa Francesco). «Siamo ancora noi i buoni?». «Sì, siamo ancora noi i buoni». «E portiamo il fuoco?». «Sì, portiamo il fuoco». Il fuoco sotto la cenere. Il fuoco sotto la grande Dissipatio HG di Guido Morselli. E di Maurizio Foglietti. «La vita non ha più senso», ha scritto prima di abbandonarsi a una corda. Il pilota Alitalia che da un attimo di notorietà è trascorso penzoloni in un garage. Povera umanità che tutti vanno a cercare in un momento di celebrità. E poi più nessuno.

Se tra le pietre della Legge il sangue dell’uomo dissecca. Se la verità di oggi è la stessa di ieri ma la Legge l’ha pietrificata. Dalla corrente fredda del nuovo mondo celebrato dai Ceo di Apple e dal Ceo Obama, emergono relitti fonico-visivi che ci tengono compagnia. E sono ciò che di più diretto ci rimanga dei “fratelli uomini”.

Se non ti ribelli alla misura che stabilisce il flusso dell’informazione luciferina che corre come criceto instancabile sulla ruota digitale. Se non ti gratti via la rogna della mimesis con le morte frasi fatte del potere. Se sei connivente con i relitti che parlano a vanvera. Non succede mai niente. A meno che tu abbia il coraggio dello scrittore Giorgio Ponte. «Se negli anni Cinquanta non avrei potuto dire di provare attrazione per persone del mio stesso sesso, non è ammissibile che oggi io debba avere paura di dire che per me la famiglia può essere formata solo da un uomo e da una donna». È così che siamo arrivati a sguainare spade per dimostrare che le foglie d’estate sono verdi.

Chesterton non avrebbe mai immaginato di aver avuto torto in tutto, tranne che nell’aver ragione. Passeranno le unioni gay. E tutto il resto. E saluteranno i funzionari del partito dell’amore seduti sulle tribune accanto alle loro Lady Gaga, marciando al passo dell’oca e nella borraccia il whiskey dell’epilogo giovanneo al referendum irlandese. «Same-sex marriage. Siamo la luce del mondo». Dunque, che resiste a fare al dublinese che è in ciascun europeo il buon Carlo Caffarra, eminenza, arcivescovo e cardinale di Santa Romana Chiesa nella città che già sfolgora di luce neoevangelica irlandese? Dove gli asili sono avanti nell’istruire le femminucce alle emozioni dei soldatini azzurri e i maschietti al gioco delle bamboline?

famiglia-manifestazione-roma-tempi-copertinaVivacità di occhi e di mente. Due anni fa Caffarra presentò a papa Francesco la sua rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Bologna per raggiunti limiti di età. Il Papa rispose per il tramite della Nunziatura apostolica in Italia che «è volontà del Santo Padre che continui ancora per due anni il suo ministero episcopale a Bologna». Ora, dopo essere stato dodici anni alla guida della diocesi, il cardinale è in procinto di lasciare Bologna. Ma che bella persona è questo ultrasettantenne che regge per gli ultimi giorni la cattedra di san Petronio. Sfida il sentimento del tempo con la profezia. E implora in cuor suo: «Fino a quando Signore?».

Dopo il voto del Parlamento europeo che raccomanda il riconoscimento delle unioni e dei matrimoni tra le persone dello stesso sesso (e il sottotesto è: avanti con l’implementazione dell’educazione al gender), siamo venuti a trovarlo. «Unioni gay e gender. Fossero teorie sarebbe più facile il dialogo», ci dice il cardinale. «Poiché le teorie sono ipotesi che non temono di sottoporsi alla prova di falsificazione. E invece sono ideologia. Dunque bramano solo imposizione e non voglio dialogare con chicchessia».

E dunque ci siamo. Dopo il referendum di Dublino e il voto del Parlamento di Strasburgo che raccomanda a tutti paesi dell’Unione l’istruzione di massa al gender e legislazioni matrimoniali gay friendly, viene il momento di allinearsi anche per l’Italia. “Fanalino di coda” dell’Europa, come dice il giornalismo giunto nella fase della sua automatizzazione e immissione nella catena di montaggio fordista. Come con la misericordia, per non essere forzata la scrittura deve rispettare la libertà. Abbiamo trovato Caffarra con un nucleo di pensieri già in canna. E perciò abbiamo schiacciato l’appunto vocale di iPhone e abbiamo lasciato che il cardinale svolgesse liberamente le sue riflessioni. Non abbiamo inventato domande per spezzare un testo che si tiene. Infine, anche i due quesiti dell’intervistatore seguono logicamente i pensieri del cardinale. Sentite qua.

Il tramonto di una civiltà
«Io ho fatto diversi pensieri a partire da quella mozione votata al Parlamento europeo. Il primo pensiero è questo: siamo alla fine. L’Europa sta morendo. E forse non ha neanche più voglia di vivere. Poiché non c’è stata civiltà che sia sopravvissuta alla nobilitazione dell’omosessualità. Non dico all’esercizio dell’omosessualità. Dico: alla nobilitazione della omosessualità. Faccio un inciso: qualcuno potrebbe osservare che nessuna civiltà si è mai spinta ad affermare il matrimonio tra persone dello stesso sesso. E invece bisogna ricordare che la nobilitazione è stata qualcosa di più del matrimonio. Presso vari popoli l’omosessualità era un atto sacro. Infatti l’aggettivo usato dal Levitico per giudicare la nobilitazione della omosessualità attraverso il rito sacro è: “abominevole”. Rivestiva carattere sacrale presso i templi e i riti pagani».

«Tanto è vero che le uniche due realtà civili, chiamiamole così, gli unici due popoli che hanno resistito lungo millenni – e in questo momento penso innanzitutto al popolo ebreo – sono stati quei due popoli che soli hanno condannato l’omosessualità: il popolo ebreo e il cristianesimo. Dove sono oggi gli assiri? Dove sono oggi i babilonesi? E il popolo ebreo era una tribù, sembrava una nullità al confronto di altre realtà politico-religiose. Ma la regolamentazione dell’esercizio della sessualità quale ad esempio noi troviamo nel libro del Levitico, è divenuta un fattore altissimo di civiltà. Questo è stato il mio primo pensiero. Siamo alla fine».

Satana contro le evidenze
«Secondo pensiero, di carattere prettamente di fede. Davanti a fatti di questo genere io mi chiedo sempre: ma come è possibile che nella mente dell’uomo si oscurino delle evidenze così originarie, come è possibile? E la risposta alla quale sono arrivato è la seguente: tutto questo è opera diabolica. In senso stretto. È l’ultima sfida che il satana lancia a Dio creatore, dicendogli: “Io ti faccio vedere che costruisco una creazione alternativa alla tua e vedrai che gli uomini diranno: si sta meglio così. Tu gli prometti libertà, io gli propongo la licenza. Tu gli doni l’amore, io gli offro emozioni. Tu vuoi la giustizia, io l’uguaglianza perfetta che annulla ogni differenza”».

«Apro una parentesi. Perché dico “creazione alternativa”? Perché se noi ritorniamo, come Gesù ci chiede, al Principio, al disegno originario, a come Dio ha pensato alla creazione, noi vediamo che questo grande edificio che è il creato, si regge su due colonne: il rapporto uomo-donna – la coppia – e il lavoro umano. Noi stiamo parlando adesso della prima colonna, ma anche la seconda si sta distruggendo. Vediamo, per esempio, con quanta difficoltà oggi si possa ancora parlare del primato del lavoro nei sistemi economici. Ma qui mi fermo perché non è il tema della nostra conversazione. Siamo dunque di fronte al tentativo diabolico di edificare una creazione alternativa, sfidando Dio nel senso che l’uomo finirà col pensare che si sta meglio in questa creazione alternativa. Si ricorda la Leggenda del Grande Inquisitore?».

«Fino a quando Signore?»
«Il terzo pensiero mi è venuto in forma di domanda: “Fino a quando Signore?”. E allora risuona sempre nel mio cuore la risposta che dà il Signore nell’Apocalisse. Nel libro si narra che ai piedi dell’altare celeste ci sono gli uccisi per la giustizia, i martiri, che dicono continuamente “fino a quando Signore non vendicherai il nostro sangue?” (cfr. Ap 6, 9-10). E così, mi viene da dire: fino a quando Signore non difenderai la tua creazione? Ed ancora la risposta dell’Apocalisse risuona dentro di me: “Fu detto loro di pazientare ancora un poco, finché fosse completo il numero dei loro compagni”. Che grande mistero è la pazienza di Dio! Penso alla ferita del Suo cuore, diventata visibile, storica, quando un soldato ha aperto il costato a Cristo. Perché di ogni cosa e creatura creata la Bibbia dice “e Dio vide che era cosa buona”. Infine, al culmine della creazione, dopo quella dell’uomo e della donna, “e Dio vide che tutto era molto buono”. La gioia del grande artista! Adesso questa grande opera d’arte è totalmente sfigurata. E lui è paziente e misericordioso. E dice, a chi gli domanda “fino a quando?”, di aspettare. “Fino a quando il numero degli eletti non è compiuto”».

La forza del Redentore
«Ed ecco l’ultimo pensiero. Un giorno, quando ero arcivescovo a Ferrara, mi trovavo in uno dei paesini più sperduti, nel delta del Po. Un posto che sembra la fine della Terra, in mezzo a una di quelle gincane che fa il grande fiume, che va un po’ dove vuole prima di andare in mare. Vi incontrai per motivo di catechesi un gruppo di pescatori, gente che letteralmente passa la maggior parte della sua vita in mare. Uno di loro mi fece questa domanda: “Lei pensi al mondo come a uno di quei vasi cilindrici in cui noi mettiamo i pesci appena pescati, ecco il mondo è questa specie di barile e noi siamo come pesci appena pescati. La domanda è: il fondo di questo barile come si chiama, che nome ha?”. Pensi, un pescatore che pone la domanda che è all’inizio di tutta la filosofia: come si chiama il fondo di tutte le cose? E allora io, molto colpito da questa domanda, gli risposi : “Non si chiama caso, il fondo; si chiama gratuità e tenerezza di uno che ci tiene tutti abbracciati”. In questi giorni ho ripensato alla domanda e alla risposta che diedi a quel vecchio pescatore perché mi chiedo: tutto questo tentativo di sfigurare e distruggere la creazione, ha una tale forza che alla fine vincerà? No. Io penso che c’è una forza più potente che è l’atto redentivo di Cristo, Redemptor Hominis Christus, Cristo redentore degli uomini».

Il compito dei pastori e degli sposi
«Ma faccio un’altra riflessione, suscitata proprio dai pensieri di questi giorni. Ma io, come pastore, come faccio ad aiutare la mia gente, il mio popolo, a custodire nella mente e nella coscienza morale, la visione originaria? Come faccio a impedire l’oscuramento dei cuori? Penso ai giovani, a chi ha ancora il coraggio di sposarsi, ai bambini. E allora penso a cosa si fa normalmente nel mondo comune quando si deve affrontare una pandemia. Gli organismi pubblici responsabili della salute dei cittadini cosa fanno? Agiscono sempre secondo due direttrici. La prima: intanto curano chi è malato e cercano di salvarlo. Seconda, non meno importante e, anzi, decisiva, cercano di capire perché e quali siano le cause della pandemia, in modo da elaborare una strategia di vittoria. Così adesso la pandemia è qui. E come pastore ho la responsabilità di guarire e di impedire che le persone si ammalino. Ma nello stesso tempo ho il grave dovere di avviare un processo, cioè un’azione di intervento che esigerà pazienza, impegno, tempo. E la lotta sarà sempre più dura. Tanto è vero che dico a volte ai miei sacerdoti: io sono sicuro che morirò nel mio letto. Sono meno sicuro per il mio successore. Probabilmente morirà alla Dozza (carcere di Bologna, ndr). Dunque, stiamo parlando di un processo lungo e che ci vedrà impegnati in un combattimento duro. Ma insomma, siamo chiamati a fare entrambe le cose: pronto intervento e lotta di lunga durata, una strategia d’urgenza e un lungo processo educativo».

«Ma chi sono gli attori di quest’ultimo, cioè di un’impresa per la quale occorrerà tempo e capacità di sacrificio? Sono fondamentalmente due, a mio avviso: i pastori della Chiesa, più precisamente i vescovi. E gli sposi cristiani. Per me questi saranno coloro che ricostruiranno le evidenze originarie nel cuore degli uomini».

«I pastori della Chiesa: perché loro esistono per questo. Hanno ricevuto una consacrazione finalizzata a questo, la potenza di Cristo è in loro. “Sono duemila anni che in Europa il vescovo costituisce uno dei gangli vitali, non soltanto della vita eterna, ma della civiltà” (G. De Luca). E una civiltà è anche l’umile, magnifica vita quotidiana del popolo generato dal Vangelo che il vescovo predica. E poi gli sposi. Perché il discorso razionale viene dopo la percezione di una bellezza, di un bene che tu vedi davanti agli occhi, il matrimonio cristiano».

E riguardo all’intervento di urgenza?
«Debbo confessare che io stesso mi trovo in difficoltà. E questo perché non raramente mi viene a mancare l’alleato che è il cuore umano. Penso alla situazione tra i giovani. Vengono e mi chiedono: “Perché dobbiamo impegnarci definitivamente, quando non si è neppure sicuri di arrivare a volersi bene fino a sera?”. Ora, di fronte a questa domanda io ho solo una risposta: raccogliti in te stesso e pensa a che esperienza hai fatto quando tu hai detto a una ragazza o a un ragazzo “ti voglio bene, ti voglio veramente bene”. Hai forse pensato nel tuo cuore: “Dono tutto me stesso a un’altra, ma solo per un quarto d’ora o al massimo fino a sera”? Questo non è nell’esperienza di un amore, che è dono. Questo è nella natura di un prestito, che è calcolo».

«Ora se riesci ancora a guidare la persona a questo ascolto interiore (Agostino), tu l’hai salvata. Perché il cuore non inganna. La grande tesi dogmatica della Chiesa cattolica: il peccato non ha corrotto radicalmente l’uomo. Questo la Chiesa l’ha sempre insegnato. L’uomo ha fatto dei disastri enormi, però l’immagine di Dio è rimasta. Io vedo oggi che i giovani sono sempre meno capaci di questo ritorno in se stessi. Lo stesso dramma di Agostino quando aveva la loro età. In fondo Agostino da che cosa fu commosso alla fine? Il vedere un vescovo, Ambrogio; il vedere una comunità che cantava con il cuore più che con le labbra la bellezza della creazione, Deus creator omnium, l’inno bellissimo di Ambrogio».

«Oggi questo è molto difficile con i ragazzi, però secondo me questo è l’intervento d’urgenza. Non ce n’è un altro. Se perdiamo questo alleato, che è il cuore umano – il cuore umano è l’alleato del Vangelo, perché il cuore umano è stato creato in Cristo in corrispondenza a Cristo –, se perdiamo dicevo questo alleato, io non vedo più strade».

«Un’ultima cosa vorrei dire. Più sono andato avanti nella mia vita, più ho scoperto l’importanza che hanno nella vita dell’uomo, in ordine ad una vita buona, le leggi civili. Ho capito quello che dice Eraclito: “Bisogna che il popolo combatta per la legge come per le mura della città”. Più sono invecchiato e più mi sono reso conto dell’importanza della legge nella vita di un popolo. Oggi sembra che lo Stato abbia abdicato al suo compito legislativo, abbia abdicato alla sua dignità, riducendosi a essere un nastro registratore dei desideri degli individui. Con il risultato che si sta creando una società di egoismi opposti, oppure di fragili convergenze di interessi contrari. Tacito dice: “Corruptissima re publica, plurimae leges”. Moltissime sono le leggi quando lo Stato è corrotto. Quando lo Stato è corrotto si moltiplicano le leggi. È la situazione di oggi».

«È un circolo vizioso perché da una parte le leggi sembrano appunto ridursi a nastro registratore di desideri. Questo inevitabilmente genera un sociale conflittuale, di lotta, di supremazia del più prepotente sul più debole, cioè la corruzione dell’idea stessa del bene comune, della res publica. Allora si cerca di rimediare con le leggi dimenticando che non ci saranno mai delle leggi così perfette da rendere inutile l’esercizio delle virtù. Non ci saranno mai. Qui, secondo me, noi pastori abbiamo una grande responsabilità, di aver permesso la irrilevanza culturale dei cattolici nella società. L’abbiamo permessa, quando non giustificata. Quando mai la Chiesa ha fatto questo? Quando mai i grandi pastori della Chiesa han fatto questo?».

Non ci resta che domandarle un pensiero sulla giornata del 20 giugno a Roma, dove cattolici e non cattolici manifesteranno perché venga mantenuto intatto a livello legislativo il principio che il matrimonio è tra un uomo e una donna e che il diritto di ogni bambino ad avere un padre e una madre, a essere educato e non manipolato con l’ideologia gender, va salvaguardato da ogni desiderio degli adulti e ogni istruzione di Stato.
«Non ho nessun dubbio nel dire che è una manifestazione positiva perché, come le dicevo, noi non possiamo tacere. Guai se il Signore ci rimproverasse con le parole del profeta: cani che non avete abbaiato. Lo sappiamo, nei sistemi democratici la deliberazione politica è presa secondo il sistema della maggioranza. E mi va bene perché le teste è meglio contarle che tagliarle. Però, di fronte a questi fatti non c’è maggioranza che mi possa far tacere. Altrimenti sarei un cane che non abbaia. Mi preme soprattutto, e ho molto apprezzato che quella giornata sia impostata su questo: la difesa dei bambini. Papa Francesco ha detto che il bambino non può essere trattato come una cavia. Si fanno degli esperimenti pseudo pedagogici sul bambino. Ma che diritto abbiamo di farlo? La cosa più tremenda, il logos più severo detto da Gesù, riguarda la difesa dei bambini».

«Quindi secondo me l’iniziativa romana è una cosa che andava assolutamente fatta. Il giorno dopo il Parlamento magari farà questa legge che riconoscerà le unioni tra persone dello stesso sesso. La faccia. Però sappia che è una cosa profondamente ingiusta. E questo glielo dobbiamo dire quel pomeriggio a Roma. Quando il Signore dice al profeta Ezechiele: “Tu richiama” e sembra che il profeta dica: “Sì, ma non mi ascoltano”. Tu richiama e sarà chi è da te richiamato responsabile, non tu, perché tu l’hai richiamato. Ma se tu non lo richiamassi, sei responsabile tu. Se noi tacessimo di fronte a una cosa così, noi saremmo corresponsabili di questa grave ingiustizia verso i bambini, che sono stati trasformati da soggetto di diritti come ogni persona umana, in oggetto dei desideri delle persone adulte. Siamo tornati al paganesimo, dove il bambino non aveva nessun diritto. Era solo un oggetto “a disposizione di”. Quindi, ripeto, secondo me è un’iniziativa da sostenere, non si può tacere».

Siamo di nuovo sulla strada. E camminando lungo il Corso verso la stazione di Bologna, tra la folla vestita di anarchia di immigrati, accattoni e fatica di cittadini italiani, penso che i vecchi sono vecchi. E va bene. Ma non so quanto sogno della giovinezza ci sia rimasto nelle nostra città, nei nostri templi di cultura e di educazione, di musica e di socializzazione, che l’astuzia interessata degli adulti non abbia spiato attentamente e sospinto in una omologazione menzognera. Forse uomini come Caffarra. Forse i bambini sulla strada. O l’assassino che mutò la reclusione in clausura (io ne conosco almeno un paio). Forse sono loro le Monica, gli Agostino, gli Ambrogio, il seme dei liberatori dell’oggi e del domani.

Foto Ansa


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46 Commenti

  1. SUSANNA ROLLI says:

    Io un articolo così lo incornicerei e lo farei appendere sui muri del mondo. Che dire, temo di guastar la festa!
    Tuttavia, un pensierino breve concedetemelo. Deve -a forza- aleggiare nell’animo di noi cristiani, dopo questa lettura, queste riflessioni, una certa pace, pace mista gioia, che è spinta dello Spirito che ci invoglia a ben sperare…in un mondo migliore? Anche, ma non necessariamente….la terra non sarà mai Paradiso, dacche è popolata da anime redente ma non ancora trasfigurate. Deve aleggiare..Perchè fintanto che ci saranno anime alla mons. Caffarra, anime di Dio -anime sante- non è poi così tragica, la soluzione si trova sempre…perchè la soluzione SONO LORO.

  2. SUSANNA ROLLI says:

    Articolo da appendere sui muri del mondo!
    Pace mista gioia aleggino nel cuore degli uomini perchè la soluzione si trova sempre fintanto che ci sono anime come Mons. Caffarra nel mondo….; perchè la soluzione SONO LORO. Dio in loro. Grazie di cuore, Monsignore..lunga vita fra noi, glielo e me lo auguro di cuore.

  3. Su Connottu says:

    Innanzitutto grazie mons. Caffarra. Ma spero che il segretario della CEI legga questo articolo e inizi a meditare sui danni che il suo inutile e melenso miagolio sta producendo.

    • Giuseppe says:

      Bravo, volevo fare la stessa considerazione.
      Aggiungo che oggi sul corriere della sera, richiamato in prima pagina in basso, c’è un articolo di Alberto Melloni – bolognese, sedicente storico, sedicente cattolico, vero esponente di quella “scuola di Bologna” che tanti danni ha provocato teorizzando e propugnando il ritiro e l’insignificanza dei cristiani nella vita politica del nostro Paese [Dossetti, e compagnia, fino a R. Prodi, …..] – il quale Melloni dice esattamente il contrario di Caffarra.
      Istruttivo leggerlo [facendo un grande sforzo per non arrabbiarsi …] per capire l’aria che tira, confrontare e fare una scelta di campo.
      Speriamo che i due articoli – questo di Tempi e quello del corrierone – li legga anche il suddetto Segretario della CEI, ci rifletta e capisca.
      E magari – colpo di scena! – stasera dichiari pubblicamente che ci ha ripensato e che la manifestazione di domani va fatta. Chissà, noi cristiani siamo aperti alla possibilità del miracolo!

    • Filippo81 says:

      Sono d’accordo Su Connottu, mons. Caffarra è davvero un grande, per quanto riguarda il segretario della CEI….preferisco astenermi da qualsiasi giudizio e scelgo un “diplomatico” silenzio |

  4. Cisco says:

    Caffarra è un vero maestro e pastore, e sono anche io convinto che la Bellezza salverà il mondo, perché esercita un fascino naturale verso il cuore dell’uomo. E nessuna ideologia potrà mai cancellare il cuore dell’uomo.

    • SUSANNA ROLLI says:

      IL cuore dell’uomo e ad immagine di quello di Dio, e “i cieli e la terra passeranno, le mie parole non passeranno”..I tabernacoli son là: mai disperare, solo pregare.

  5. paolorossii says:

    Certo che dev’ essere dura dirsi Cristiani e Cattolici e snobbare perfino il Papa.
    «Riscaldamento globale, cambiamento climatico, inquinamento dell’ambiente, innalzamento dei mari, impoverimento della biodiversità, distribuzione iniqua del cibo, la carenza e il diritto di tutti all’acqua, lo squilibrio tra Nord e Sud del mondo, il dominio della finanza e del consumismo, il rischio di guerre sulla pelle dei più deboli».”

    Peccato dover leggere queste parole da tutte le fonti di informazione, tranne che da un giornale sedicente Cattolico.
    PS A proposito, il Papa sta diffondendo un’ Enciclica. Per caso vi interessa?

    • Giuseppe says:

      Si, mi interessa, e non per caso.
      Però purtroppo la trovo – francamente – piuttosto deludente.Troppo dipendente in certi passaggi dalla vulgata oggi imperante, e con qualche elemento assai discutibile sul piano scientifico.
      Con tutto il filiale, convinto e indefettibile rispetto e amore per Francesco, mi sia consentito di dire che Giovanni Paolo II ha detto e scritto di meglio sui temi ambientali. Probabilmente in Vaticano bisogna scegliere consulenti migliori.
      Ad ogni modo, egregio Paolorossii [il campione del mondo dell’82, ma con una “i” in più?], qui nessuno sta snobbando il Papa, posto che Francesco sul tema del gender, della famiglia e dell’educazione dice esattamente le stesse cose di Caffarra (e ci macherebbe altro!).
      Perciò lo snob, senza offesa, sei proprio tu!

    • SUSANNA ROLLI says:

      Non piu’ di tanto…Ci deve interessare per forza? Da tempo piu’ o meno ne si conoscono i contenuti, son cose che si sanno ,piu’ o meno interessanti. Tu sei andato fuori di testa per questa enciclica? Nord e Sud del mondo…sei caduto dalle nuvole?

  6. Paolo says:

    “Ragione ??Verità Amicizia”?? ma la fede non ê irrazionale??

    • SUSANNA ROLLI says:

      Fides et Ratio. Clicca e leggi, grazie.

    • SUSANNA ROLLI says:

      Fides et Ratio. Clicca e leggi, grazie.

    • To.ni says:

      Paoletto paraponziponzipò, i tuoi desideri sono irrazionali ed il fatto che si comprano studi autorevoli per dimostrare il contrario non riesce a smorzare il ridicolo che caratterizza le tue pretese.
      E tu sei qui, nonostante che strombazzano da tutte le parti la normalità delle tue sciocchezze che vuoi elevare a diritti (tipo giocare a mamma e papà) perché ti disturba profondamente che i cattolici, pochi o molti che sono, ti guardano e ridono. E lo faranno sempre, sempre, sempre.

  7. giesse says:

    RIPORTO
    …”CL è nata per la passione all’educazione delle persone, perché possano trovare
    nell’esperienza di fede il luogo adeguato per riconquistare le evidenze perdute, sul
    valore della vita, sulla bellezza del matrimonio tra uomo e donna, sulla dignità
    umana dal suo concepimento alla sua fine naturale. Questo significa porre le basi
    per riscoprire il significato di tutti questi valori dall’interno della propria
    esperienza e così poterli difendere con la testimonianza della propria vita “……

    QUELLI CHE ANDRANNO A ROMA QUESTA POSIZIONE GIA’ LA VIVONO, NON SAREBBERO ANDATI ALTRIMENTI.

    • SUSANNA ROLLI says:

      Bravo Giesse, vero…

    • Giancastoro says:

      Che bello, voi sapete già è vivete già. Non avete bisogno di seguire.

      • Giannutria says:

        Pure tu vero,Giancasto’?

        • Giancastoro says:

          Purtroppo no, però mi piacerebbe moltissimo essere come voi. Che pazzesco fascino umano che emanate!

          • giovanna says:

            Giancastoro, alza il livello della conversazione , mamma mia come voli basso !
            Voi… noi….ma che stai addì !
            Non crederai che con queste battutine da quattro soldi tu possa essere in grado di dare qualcosa !
            E non ti rispondo che tu, più che emanare fascino, emani qualcos’altro, sarebbe troppo facile.
            Piuttosto, se proprio devi fare un predicozzo, sforzati un pochino di più.
            ( l’hai avvertito il fascino della piazza di San Giovanni ? l’hanno avvertito un po’ tutti, pure quelli che si sono scagliati contro, perché lì è successo qualcosa )

          • Filippo81 says:

            E’ quel “pazzesco” che ti affascina vero gianca’ ? ah ah ahe

          • To.ni says:

            Scommetto che sei un uomo brillante, ironico, maestro del vivere (io non penso che ti fermi alla battutina sopra che tutti sono sono grado di fare, anche in modo più originale) … e che se cerchi di dire quattro parole, su cosa pensi sull’argomento in discussione, non farai la figura del minchione. Dai ,,,prova bello dai….. forza….

            • Filippo81 says:

              Caro Toni, giancastoro alias shiva si diverte in QUESTO modo, lasciamolo fare , è il suo hobby ! ah ahah

          • Giancastoro says:

            Tra oggi e domani tutti voi dovrete ricominciare a vivere, uscendo dal cono di autoesaltazione. Lì vedremo i frutti di questo evento.

            • Giannutria says:

              Giancasto’, che profondità di pensiero !

              • Giancastoro says:

                Sei molto noioso. Soprattutto sei molto irritabile. Tipico del lettore di “Tempi”. O del capetto di Carate Brianza.

                • Giannutria says:

                  Azzzz , Giancastorino me s’è ‘offeso !

                • yoyo says:

                  Cioe Vito Mancuso? Ma è daccordo con te.

            • To.ni says:

              Tu fuma meno porcherie e dai l’esempio di come si esce dall’ “autoesaltazione”.

  8. paolorossii says:

    To.ni Lascio ai più intelligenti di me, di capire cosa tu abbia voluto dire.
    Probabilmente non l’ hai capito nemmeno tu.
    Quali sarebbero i miei “desideri irrazionali”? Immaginare che un Cristiano debba seguire il Vangelo e chi ce lo ricorda ogni giorno sarebbe irrazionale? Parlare di tutto meno che di quello, invece sarebbe razionale?
    Per il resto indicami un traduttore Google che traduca il tuo linguaggio in Italiano.
    “I cattolici ti (mi) guardano e ridono?” “E lo faranno sempre, sempre, sempre”???
    Che’ vvor dì???

    • giovanna says:

      Paolorossii, non credo di sbagliare dicendo che Toni si riferiva a ” Paolo “, non a Paolorossii.
      Spero per te che non siate la stessa persona !
      Tu non hai scritto niente di memorabile, ma Paolo è peggio pure !
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      APE CHIAMATE

      Sono il frutto di un intenso lavoro sia in termini di analisi e programmazione. Per la realizzazione di questo software per la gestione delle chiamate di assistenza tecnica, abbiamo collaborato con diverse aziende del settore per trovare la soluzione ideale che permettesse in modo elastico e immediato di soddisfare le esigenze di tutti.

      Ecco le funzionalità salienti del software gestione chiamate assistenza tecnica per la pianificazione interventi tecnici:

      • Gestione delle richieste d’intervento e delle manutenzioni programmate
      • Ricerca delle operazioni programmate (Analisi e Manutenzione) in scadenza
      • Generazione automatica delle chiamate in agenda dalle manutenzioni che scadono
      • Agenda elettronica con visualizzazione settimanale e mensile
      • Visualizzazione su cartografia
      • Eliminazione, spostamento di un intervento con funzioni di drag and drop
      • Disponibilità dei tecnici sulla base di ferie e permessi
      • Pianificazione degli interventi per comune, località e zona
      • Invio SMS ed email a tecnici per interventi urgenti
      • Stampa del riepilogo degli interventi giornalieri, foglio di lavoro, REE Tipo 1 e 2

       

      CATTURA CHIAMATE

      Procedura automatica che consente di riconoscere il numero di telefono dell’azienda che sta chiamando con possibilità di accesso all’anagrafica o di aprire una chiamata. Il modulo opera in rete locale e come prerequisito è necessario disporre di una borchia ISDN e relativo modem compatibile con il protocollo CAPI 2.0.



      I follicoli piliferi

      « sebo, acne e ghiandole sebacee

       

      Il follicolo pilifero è una formazione epidermica, affondata nel derma, costituita dal pelo e dalle sue guaine.

      La formazione dei follicoli piliferi è molto precoce, tanto che iniziano a comparire già intorno al secondo mese di gestazione. Tali follicoli continueranno a formarsi per tutto il prosieguo della gravidanza; al momento della nascita il bambino avrà tutto il corredo di follicoli di cui è stato geneticamente dotato e da questo momento in poi non se ne formeranno altri.

      Il follicolo pilifero affonda nella cute con una certa inclinazione, per questo motivo i nostri peli normalmente non sono diritti, ma leggermente inclinati.

      La parte che emerge dalla cute è chiamata asta o fusto del pelo. La porzione che affonda nella pelle è chiamata radice ed è circondata da diverse guaine.

      Dietro alla ghiandola sebacea, che riversa il suo contenuto nel follicolo pilifero, è presente un piccolo muscolo, chiamato erettore del pelo. Questo fascetto di fibre muscolari è inserito da un lato nel follicolo e dall'altro nel derma più superficiale (avventiziale), dove si continua aprendosi a ventaglio. Il muscolo erettore si attiva in risposta al freddo, o in seguito ad una sensazione di paura. Contraendosi, fa alzare l'asta del pelo, facendo raggrinzire anche la cute attorno al follicolo, che si solleva visibilmente dando origine alla cosiddetta "pelle d'oca".

       

      Follicolo pilifero pelo

       

      La parte più bassa del follicolo, leggermente allargata, è chiamata bulbo. Al suo interno è presente il pelo, avvolto dalla guaina epiteliale interna, a sua volta circondata dalla guaina epiteliale esterna. Il tutto è avvolto da una sorta di membrana di natura connettivale, cioè formata da fibre.

      Da notare che il bulbo, nella parte inferiore, è strutturato in modo tale da accogliere la cosiddetta papilla dermica, una struttura altamente vascolarizzata che fornisce gli elementi indispensabili alla sua attività.

      Ogni pelo è circondato anche da una ricca innervazione nervosa.

      L'asse del pelo ha un diametro di circa 70-100 μm ed è formato da tre strati contigui, chiamati, dall'interno verso l'esterno, midollo, corteccia e cuticola.

      Il midollo, assente nei peli più sottili, è costituito da cellule particolarmente grandi e con grossi spazi interstiziali ripieni d'aria (che possono influenzare il colore stesso del pelo).

      La corteccia è la parte principale ed è formata da più strati di cellule morte (prive di nucleo ed organuli) ed appiattite, simili a quelle presenti nello strato corneo dell'epidermide. Queste cellule sono anche pigmentate, grazie alla presenza di melanociti situati nel bulbo.

      Infine, la porzione più esterna, detta cuticola, è costituita da un unico strato di cellule, molto sottili e trasparenti (perché prive di pigmento). Tali cellule sono disposte in modo embricato, un po' come le tegole di un tetto, ed hanno lo scopo di proteggere la corteccia sottostante. Al microscopio si presentano come piccole scagliette, il cui margine libero è rivolto verso l'esterno. Nella radice del pelo, anche lo strato più interno del follicolo presenta cellule disposte in modo embricato, ma in maniera opposta, cioè con il margine libero rivolto verso il basso. Grazie a questa particolarità anatomica, le cellule della cuticola si vanno ad incastrare con quelle della parete del follicolo, migliorando l'ancoraggio del pelo al suo interno.

      Le cellule della parte più bassa del bulbo, che circondano la papilla dermica, sono chiamate cellule della matrice del pelo. Si tratta di gruppi di cellule indifferenziate, in grado di dividersi attivamente per mitosi. Le nuove cellule che originano da questa divisione si staccano, partecipando alla formazione dei tre strati del pelo o della guaina epiteliale interna, a sua volta composta da tre strati.

      Il bulbo contiene diversi gruppi di cellule specializzate nella germinazione e proliferazione del pelo.

      La guaina epiteliale interna ha la funzione di conformare l'asse del pelo, cioè di formare una specie di astuccio rigido entro cui il pelo cresce e si allunga. Tale rigidità è conferita dalla presenza di cheratina.

      La guaina epiteliale esterna è formata dall'epidermide, che affonda nel derma come un dito di guanto, ed è quindi costituita da più strati di cellule con funzione di supporto.

      Ancora più all'esterno, la membrana connettivale è formata da fibre di collagene (che danno una certa robustezza al follicolo); anch'essa ha funzione di supporto e contiene sia vasi che nervi.

       

      Peli e capelli »


      

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      Ultima modifica dell'articolo: 08/11/2016
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